Censimento dei poeti

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Stefano Pini

Stefano Pini è nato a Treviglio, in provincia di Bergamo, il 13 febbraio del 1983, e lì risiede. Laureato in Lettere e Filosofia, lavora come giornalista a Milano e ha pubblicato Anatomia della fame (La Vita Felice, 2012 – Premio Camaiore Opera Prima). Sue poesie sono apparse nell'antologia di Subway Letteratura (2010) e su diversi siti internet. Fa parte della direzione artistica di TreviglioPoesia – Festival di poesia e video/poesia.


E-mail: [email protected]

Sito web: www.trevigliopoesia.it

Se riusciremo a salvarci, mi chiedi.
Se le vie dei padri saranno luce
scintille per il linguaggio, almeno.
*
Mentre riveli l'incisione
misuro la profondità calando i polsi nudi
nel diluvio del tuo nome.
La notte non ha più occhi,
sei la sola legge viva che conosco.

(da Anatomia della fame)


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Milano
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    No
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    No
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Lettere moderne
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Faccio il giornalista, quindi direi di sì
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Molto alla lontana
  • 7. Quali lingue conosci?
    Italiano, inglese, francese
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Italiano, inglese e a volte francese
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Credo sia necessaria, mentre viene fagocitata da programmi poco sensibili all'argomento, specie per quanto riguarda il Novecento
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Sì, a maggior ragione quando dirompenti
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Una decina
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Narrativa e saggistica di taglio culturale
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    E' stata materia di studio, liceale e universitaria, ora la leggo raramente
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    C'è un confronto saltuario ma continuo nel tempo, soprattutto con alcuni esponenti della poesia francese, inglese e italiana
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Montale e Ungaretti su tutti, per quanto riguarda gli italiani: mi sembra che abbiano fondato la lingua poetica e una buona parte dell'immaginario novecentesco nostrano, da cui attingo
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Ho apprezzato il lavoro di Stefano Massari, con il quale ho percepito una forte affinità, Massimo Gezzi e Tommaso Di Dio
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Sì, da otto anni organizzo un festival di poesia e video/poesia nella mia città d'origine: TreviglioPoesia (www.trevigliopoesia.it)
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Sono strumenti per raccogliere informazioni, spunti e stimoli sulla poesia, nonché per mantenere i contatti con alcuni autori
  • 19. Hai un blog?
    No
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    No
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Uno spazio esiste, per quanto molto ridotto: è difficile eludere il confino in cui è stata rinchiusa la poesia e la discrasia tra ruolo pubblico (del poeta) e confronto spesso necessariamente privato con i testi
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Non molte: ricordo il circolo legato al Nuyorican Poets Café di New York, un esperimento simile a Londra, nel quartiere di Hackney, e poco altro
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Ovviamente sì: servirebbero agevolazioni e incentivi per cui produce e consuma (termini orribili ma quanto mai adatti a un sistema di mercato) cultura; servirebbe riprendere a distinguere criticamente i materiali culturali, non necessariamente secondo la classificazione di alto-basso; servirebbe restituire dignità al termine cultura, evitando di infarcirla d'altro solo per renderla appetibile