Censimento dei poeti

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Simone Zanin

Simone Zanin (Pordenone, 23 aprile 1977). Ha pubblicato La porta dei miei sogni (ed. del Leone, Venezia, 1995), Studi (ed. del Leone, Venezia, 2007) e Ultima notte alla collina di Megiddo con 7 disegni di G.R.Manzoni (Raffaelli Editore, Rimini, 2012) e diversi libri d'artista.
Nel 2010 ha fondato il collettivo artistico Ultranovecento e l’etichetta editoriale Officine ultranovecento che realizza artigianalmente libri d’artista in tiratura limitata e numerata.
È presente in antologie italiane e internazionali. Collabora con la rivista ALI ed è membro del Collage de 'pataphysique. Vive a Fiume Veneto (PN).

E-mail: [email protected]

XXII.

Nel sogno rivediamo il nostro cammino nella valle di Jezreel, maestro. Cosa è stato reale e cosa è stato un sogno? Nella notte non distinguo ciò che è e ciò che non è, maestro, quello che è stato e quello che non è stato. Nel vuoto è l'utilità del vaso, Jordi. Nel vuoto l'utilità della porta e della casa. E nella mancanza la pienezza del ricordo. La completezza è nell'equilibrio del vuoto e del pieno.

Troppo s'è accumulato a riempire tutti i vuoti e si è persa l'utilità delle cose. All'essere è necessario contrapporre un a-essere, alla terra una non-terra piena di significato.

È quando termina il significante che il senso si manifesta, alla fine. La parola è un confine, Jordi, la parola. La parola. E il confine della parola delimita un non continente di così forti corrispondenze. Lì abbiamo seminato i nostri passi.

Il nostro viaggio, Jordi, è stato sul margine dell'ellissi, tra voragini traboccanti di vite disperse e ci ha condotto in questa valle. Venezia, Sarajevo. Ricordi la strada che tira dritta fino al centro tra due linee di fuoco? E poi, poi il semplice toccarsi di due vuoti sul Bosforo. E ancora un vuoto, Jordi, è questa valle, la forma nelle colline e l'utilità nell'assenza.

Perché i nostri passi hanno seguito le assenze. E nelle assenze si sono nutriti di memoria.