Censimento dei poeti

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Eleonora Pinzuti

Eleonora Pinzuti (09/12/1973, Piombino) risiede a Firenze. Studiosa di Gender Studies, saggista e poeta, è attivista per i diritti lgbt. Suoi testi sono pubblicati e tradotti in riviste e miscellanee italiane e straniere (Zona Editrice, Perrone, Bulzoni, Fara Editore, Wizarts, ChainLinks, «Semicerchio», «Mosaici. St. Andrew Journal of Italian Poetry»). Nel 2012 I Ponti di Königsberg è segnalato al Premio Letteratura Russo Mazzacurati ed è presente, con Esodi, in Poesia Contemporanea. Undicesimo Quaderno Italiano (Marcos y Marcos, 2012). In uscita Con figure (Zona Editrice, 2013).


Adfectatio (un mese)


Un mese lunare è durato il tutto,

un nostro ciclo mestruale.

Il sentirti parlare in profilo di cameo

di Manlio Capitolino, Tranquillo Svetonio o

Nicolao Damasceno con piglio secco, argentino,

il profilo intagliato nel marmo

lunense o pentelico.


Tutto è sfumato in fretta, fra i Βίοι Παράλληλοι

di Plutarco e le orationes dei consolari,

Afrodite insicura in un bagno raggiunto

a mezzo fiato e senza serratura.


Rubo, da tutto, una figura:


l’immagine di te che entri un po’ sudata,

ti volti immediata e mi sorridi,

il volto incorniciato d’occhiali neri in tartaruga,

la ruga che tiene le labbra, le misura quasi.


Io penso (banalmente) che sei straordinariamente

bella oggi e m’emoziono. Godo di questo dono

non richiesto, fatto dagli dei a pretesto d’altro:

l’averti visto – per un mese intero – tanto spesso.


Per fuggire in fretta e senza nesso con

null’altro di me che questa ritardata sorte,


adagiata per sempre nel consesso

dei comizi centuriati, fra statuette di conforto

e forse di felicità: un mese fra i Lari Penati

e la tua (già straccia) traccia di divinitas.


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Firenze. Lì ho fatto l'Università (Facoltà di Lettere e Filosofia), il Pg. Dip e il Dottorato
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Sì, sono nata a Piombino ma ho vissuto l'adolescenza e la prima giovinezza a Follonica, in provincia di Grosseto. Mi sono trasferita a Firenze ufficialmente per frequentare l'Università: in realtà era un disegno di fuga coltivato a lungo
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    Ho scritto alcuni versi in "idioletto", per focalizzare l'attenzione sulla lingua "materlineare", cioè su quella parte di linguaggio ereditato da mia nonna, la quale parlava un toscano contadino oramai scomparso, soprattutto nell'uso di alcuni lemmi e neologismi
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Ho studiato prima Filologia Italiana con Rosanna Bettarini, poi Teoria della Letteratura, materia nella quale mi sono laureata. In seguito ho fatto un corso di specializzazione post-laurea su temi comparatistici e infine un Dottorato di Ricerca in Italianistica
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Sì. Mi occupo di insegnamento di Italiano e formazione in Gender Studies, dunque materie legate alla mia formazione di Italianista e alle mie ricerche scientifiche, dottorali e post-dottorali
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Parzialmente, poiché di fatto mi capita di parlare, durante le docenze, di poesia e di poesia italiana. Non direttamente, comunque
  • 7. Quali lingue conosci?
    Inglese, Francese, Catalano (seppur a livello elementare). In ambito classico il Latino e il Greco
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Inglese, Francese, Catalano
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Penso sarebbe assai utile. Continua a parermi un ottimo mezzo per la conoscenza di sé (il/la poeta di fatto producono un interrogazione soggettiva, anche se non esclusiva)e soprattutto per la comprensione dei meccanismi di produzione e funzionamento del linguaggio.
    Infine per formare il gusto della 'parola', la sua straordinaria capacità medianica...
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Sì, assolutamente, anche se il mio focus resta la storia . Del resto scrivo una poesia di "storico-narrativo" e l'elemento che mi interessa tematicamente di più è il 'Tempo'.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Una ventina
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Ho già in parte risposto: testi di storia romana, biografie storiche, cosmologia, romanzi. Leggo principalmente testi di questo genere: la poesia viene dopo.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Continuo, fecondo. Arricchente. La letteratura classica antica è, di fatto, l'archivio tematico, l'ipotesto e il fondamento della poesia moderna: non leggerla significa non comprenderne la straordinaria potenzialità nella decrittazione del contesto contemporaneo
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Altrettanto continuo, soprattutto la letteratura francese, tedesca, russa, spagnola e americana
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Molti davvero, per cui mi limito a dire che si tratta dei classici della letteratura europea. I motivi sono ovvi: da Baudelaire a Montale alla Duffy è imprescindibile, per chi voglia scrivere, non dico il confronto (sarebbe una bestemmia!), ma la necessaria 'misura' con i vertici della poesia moderna
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Sulla contemporaneità così stringente, quasi 'cronachistica', amo in genere riflettere più a lungo. Sarò in grado di valutare la portata e l'influenza dei miei coetanei sul mio percorso poetico forse fra dieci anni
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Sì, certo.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Ovviamente produttiva, evitando di farmi fagocitare. Ritengo sia un mezzo efficacissimo, da valutare 'cum grano salis'
  • 19. Hai un blog?
    Sì, ma al momento è in fase di revisione, ed in genere raccoglie i dati e gli interventi anche di altre mie attività (politiche, militanti e intellettuali)
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Non in modo continuativo: preferisco avere la libertà di scrivere o intervenire su argomenti specifici magari perché solleticata da circostanze editoriali. Ritengo per altro, personalmente, che sia già difficile scrivere qualcosa di buono di tanto in tanto: farlo in modo continuativo sarebbe forse assai rischioso.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Francamente ho delle perplessità: mi pare che la società attuale abbia oramai sancito la "perdita d'aureola" della/del poeta; peggio: mi pare che la cultura letteraria sia diventata minoritaria in un brevissimo lasso di tempo. Dunque, non vedo margini, a meno che non si mutino le politiche culturali.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Non così approfonditamente da parlarne con cognizione di causa. Per farlo bisognerebbe vivere all'estero o passarci lunghi periodi di tempo e non è il mio caso
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Penso di sì, ovviamente. La prima cosa da fare sarebbe retribuire il lavoro intellettuale come una qualsiasi professione: sarebbe già molto. Poi, inserendo percorsi specifici nelle scuole; infine, a livello territoriale, impegnandosi in progetti che vedano la poesia al centro della formazione, come strumento conoscitivo, creativo e relazionale