Censimento dei poeti

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Nicola Riva

Nicola Riva è nato a Vaprio d’Adda nel 1980, vive a Trezzo sull’Adda (MI).
Dopo gli studi classici ha collaborato alla traduzione del Rationale Divinorum Officiorum di Durandus (ed. Vaticane 2001).
Nel 2003 entra in contatto con il circolo “I poeti di ciminiera” (MC), condotto da F. Davoli e diventa co-redattore dell’omonima rivista. Pubblica articoli su Coleridge (con traduzioni inedite), Tagore e Laforgue.
È del 2004 la sua prima silloge di poesie, Qui, dove? (GED), e alcuni inediti sono inclusi nell’ebook Bachece 2006 a c. di G. Fabbri.
Nel 2011 pubblica Il destino dei mesi per Samuele Editore.

E-mail: [email protected]

Sulla strada per Emmaus

Rassegnato incedo senza scorta

nella regione, morta

di sole e sale. Arreso nel mio sangue

fermo per il terrore

di perdermi o sbagliare direzione;

percorro una tra le infinite strade

di sabbia, rovi e vento.

E non è detto che non abbia fede

però mi vince il dubbio del tormento

                     ***

Non viene lo Straniero,

nessun compagno mi sarà vicino

per svelarmi il mistero e accompagnarmi,

sono solo sulla via per Emmaus

lungo il deserto di salgemma e pietre,

con la stanchezza nelle gambe, in testa

polvere e confusione. È la tua sfida:

mi lasci incerto e senza Guida, in questa

arsa bruciata abbandonata strada

tra festa e funerale.

Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Treviglio (BG)
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    No
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    No
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Diploma liceo classico, ho interrotto gli studi per rendermi totalmente autodidatta senza limiti di argomenti
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Sì, tengo conferenze e corsi di poesia contemporanea presso circoli culturali o nei licei, mi dedico a tempo parso alla traduzione dei romantici inglesi e sono co-redattore di una rivista letteraria
  • 7. Quali lingue conosci?
    Inglese e latino, ma comprendo benissimo anche il francese
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Inglese, francese, spagnolo, latino, greco, tedesco e russo
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Academica, ingessata, superata. Possono esserci ottimi professori, non si dovrebbe mai fare un discorso monolitico, ma i programmi ministeriali mettono la camicia di forza a tutta la poesia contemporanea
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Ovviamente sì, anche se ormai faccio sempre più fatica a trovarne di nuovi e pregevoli
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Di poesia vera e propria non più di una ventina, cui vanno ad aggiungersi i libri di storia della poesia, le critiche e i manuali di metrica non europea
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Filosofia, qabbalah, astrologia, alchimia, tarocchi, teologia, religioni, psicologia, medicina, fisica, scienze pure, archeologia, linguistica, musica, storia medievale, etc
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Anche in questo non si può raccogliere il grano con il loglio, alcuni autori li gusto solo in lingua originale, altri li trovo manieristi (soprattutto gli ellenisti) e non mi soffermo più di tanto su ogni singola parola
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Classici ma anche di nicchia, sono stati fedeli compagni di vita da sempre, mi confronto con loro e da loro mi faccio suggerire, se non addirittura guidare. Sono inoltre sempre spunto di creatività e confronti
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Quasimodo per le sonorità e la scelta meticolosa dei termini; Montale per l'originalità; T. S. Eliot per l'amplissima cultura; Borges per lo stile inimitabile, forbito ma fantasioso; Heaney per le sue descizioni di una terra che amo; Majakovskij per l'efficacia travolgente con cui descrive un'intimità frastornata e dolorosa; etc.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Ho apprezzato molto "I viali" di Gabriel Del Santo (ed. Atelier)e "Le felicità" di guido Cupani (Samuele editore). Non sono molto preparato sui contemporanei, considerandomi classicista
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Sì, pubblicando articoli, brevi trattati e traduzioni in alcuni forum (es. "hubculture")
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Pochissima, sono legato alla pagina stampata e alla penna con l'inchiostro
  • 19. Hai un blog?
    No
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Ora collaboro con "Osservatorio C-Miniera", diretto da Davoli, versione on-line della precedente rivista "Ciminiera", della quale ero già co-redattore
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    I poeti più intellettuali vengono sistematicamente massacrati o ignorati (diventando dei guru dopo la loro morte, mentre ampia credibilità è data ad autori più popolari nel senso deteriore del termine, che non fanno altro per la società se non ripetere quanto la società stessa ha loro inculcato
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Per esempio in Russia i poeti sono definiti "pescatori di anime", in Inghilterra sono tenuti in grandissima considerazione, nel Sud America sono promotori stessi di iniziative politiche e sociali
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Di modi ce ne sarebbero a iosa, inutile mettersi a elencarli. Purtroppo non credo proprio che allo stato attuale delle cose in una società liberista le materie umanistiche latu sensu avranno più l'ascendente di cui godevano fino ai primi decenni del secolo scorso