Censimento dei poeti

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z tutti
Isabella Leardini

Isabella Leardini è nata il 20 settembre 1978 a Rimini, dove tuttora vive. Nel 2002 ha vinto il Premio Montale con le poesie in seguito edite nel suo primo libro “La coinquilina scalza” (Niebo, La Vita Felice, 2004, 2006, 2008). Poesie da “La coinquilina scalza” e dal suo prossimo libro “Una stagione d'aria” sono edite con traduzione di Jean Baptiste Para nell'antologia “Les Poètes de la Méditerranée” (Gallimard 2010) ed è compresa nell'antologia “Nuovi Poeti Italiani 6” (Einaudi 2012). E' direttore artistico del festival Parco Poesia www.parcopoesia.it


Perfetti come il volo degli uccelli

lo ripetevo all'infinito nell'estate

così sarebbe stata una preghiera.


Pensavo che saremmo stati

perfetti come il volo degli uccelli

nei cerchi e nelle svolte del destino.

Io non volo e non mi poso

io non canto

se non posso avere te pesto la terra

come chi vive contro la natura.

Le rondini non sanno partire

sono le figlie pazze del freddo

e forse stanno qui da qualche parte

continuano a ripetere che questo

è il loro autunno radioso d'aria

mentre le prende piano la neve.


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Ho studiato a Bologna, una città fondamentale anche per la mia formazione poetica grazie al Centro di Poesia Contemporanea, che frequentavo ben più dell'Università.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Vivo nella città in cui sono nata. Per uno strano incanto chi nasce in Romagna se torna non riesce più ad andarsene. Sognavo di andare a Milano e invece sono tornata a Rimini, ma chissà se quello che sogniamo a vent'anni è ciò che davvero desideriamo? Io sono tornata qui come fosse una disfatta, nel periodo più fragile della mia giovinezza. E invece è qui che ho costruito di più.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    Per chi cresce in una città balneare il dialetto è un linguaggio in codice che non si usa davanti ai turisti. No, io non l'ho mai usato perché neppure lo parlo. Ma naturalmente lo amo, il nostro poi è una grande lingua della poesia.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Ho fatto il classico, poi lettere moderne. All'università ho fatto ogni possibile esame di letteratura. Maniacale, dispersiva e pesce fuor d'acqua... ogni esame era un exploit con lode ma giravo a vuoto infelicissima. Anni dopo decidere di lasciarla mi ha insegnato quanto accettare un fallimento possa essere una conquista, ma anche quanto amare male qualcosa resti comunque un rimpianto.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Quando ho lasciato l'università lavoravo già da un paio d'anni come redattore responsabile di un inserto culturale per un giornale. E già organizzavo eventi letterari. Il paradosso è questo: lo studio non mi ha affatto preparata per il lavoro che svolgo, ma il lavoro che svolgo ha sempre a che fare anche con quello che ho studiato, che è la parola e la letteratura.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Sì, ciò che faccio ora è strettamente legato alla mia attività con la poesia, che si tratti di organizzazione, giornalismo o corsi nelle scuole. Ma ogni lavoro, anche questo, ha una necessaria umiltà pratica. Io sono stata chiamata a lavorare in un giornale grazie alla poesia, poi però oltre allo scrivere di tutto, impaginavo cose varie, organizzavo speciali, imparavo un mestiere.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Questa è una domanda dolente. Purtroppo solo l'inglese e anche abbastanza male. Una cosa di cui mi vergogno molto.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Col testo a fronte l'inglese, tentando anche qualche traduzione. Ma in verità anche con il francese e lo spagnolo tendo a confrontare la traduzione con l'originale, pur non conoscendo la lingua.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Tenendo laboratori di scrittura poetica nelle scuole io vedo anche insegnanti che amano la poesia e trasmettono questo amore. Certo in generale va detto che il morbo della parafrasi ci ha fatto perdere generazioni di lettori, e che senza laboratori o progetti appositi i programmi di italiano non aiutano la poesia. Eppure che sia latina o inglese, la poesia è ciò che i ragazzi assorbono di più.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Se non mi piacesse sarebbe grave. Mi piaceva già prima che diventasse un'esigenza di informazione, e forse anche di più. Comunque ammetto che sono capacissima di abbandonare e non leggere anche un grande autore se non mi corrisponde. E' scandaloso ma è la verità.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Quelli che leggo solo per me sono pochissimi... nei viaggi in treno o nelle sale d'attesa, per lo più autori stranieri o del passato. Quelli che leggo anche per lavoro, contemporanei e giovani, sono almeno uno a settimana ( ma in primavera per il festival ne leggo un numero indefinibile). Intanto loro arrivano, si accumulano nelle scatole, ogni giorno li guardo e convivo con il senso di colpa
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    I romanzi, ma leggeri, veramente come un'esperienza di svago totale. Leggere un romanzo per me è come andare in pasticceria. I romanzi migliori nella mia vita li ho letti sempre quando stavo male, come gratificazione. Poi mi piacerebbe leggere saggistica, ma in realtà in questa fase della mia vita non sono una che finisce i saggi. Tornerò ad esserlo prima o poi.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Anche inconsapevolmente fa parte della mia formazione. I miei amori letterari non sono tra i classici, ma la mia formazione di base è classica e questo ti resta dentro.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Qui ci sono Leopardi, Pascoli, Baudelaire che è stato il poeta con cui ho iniziato a scrivere da ragazzina, e poi i miei grandi amori letterari, l'Achmatova, Elizabeth Barrett Browning, la Dickinson e tutto il 900. Siamo in un territorio che non smetto di perlustrare. Comunque tra la domanda precedente e questa c'è Dante, che per me è cardine di tutta la poesia italiana e primo riferimento.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Sereni in primis, è stato e sarà sempre il mio autore, quello con cui sono entrate in corto circuito le mie poetesse dalla Russia all'America. Poi Caproni e il suo canto feroce, Pavese, anche quello che a Mengaldo non piaceva, è originario nella mia poesia, e poi Saba e Bertolucci, e l'austerità di Cristina Campo. E poi ci sarebbero alcuni contemporanei.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Non siamo la generazione senza libri, siamo la generazione senza leader. Potrei dire che per me sono stati importanti Il privilegio della vita, Il fianco dove appoggiare un figlio e I giorni condivisi. Ma non sarebbe un'indicazione critica, avrei bisogno di citare Nome e soprannome, Nella Costanza, Kobarid e poi Canti dell'abbandono, I padri, Per camminare rapidi sulle acque e molti altri.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Sì, organizzo Parco Poesia dal 2003, è nato come primo festival dedicato alla poesia giovane e in questi anni è diventato davvero quello che desideravo, un luogo di incontro tra generazioni capace di avvicinare i giovani alla poesia. Ci sono voluti 10 anni e molta forza. Organizzo anche il Premio Rimini che sostiene un autore under 35 nella pubblicazione e coinvolge le scuole.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Sono stata una spammer ante litteram, ho sempre usato la rete per promuovere il festival, ma oggi i social sono un mezzo utilissimo di comunicazione.
    Sociologicamente, soprattutto facebook, amplifica il lato peggiore del mondo della poesia, che è il compiacimento della chiacchiera e del lamento risentito, ma ha anche il potere di allargare enormemente il cerchio intercettando lettori.
  • 19. Hai un blog?
    Gestisco il sito www.parcopoesia.it, la home page si aggiorna quotidianamente come un blog con articoli e notizie. Però l'ho organizzato più con una mentalità giornalistica, come un vivaio di talenti, con tante voci diverse, rubriche e news. E' fatto per essere un osservatorio ma soprattutto per rivolgersi anche ai giovanissimi e creare nuovi lettori.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Scrivo da anni per Hounlibrointesta, che era il blog di Chicca Gagliardo sul sito della rivista Glamour e ora è un sito autonomo. Per la rivista Glamour, che non è una rivista letteraria, abbiamo fatto negli anni alcuni servizi dedicati alla poesia giovane e una rubrica mensile. I risultati sono stati sorprendenti, anche in termini di vendita dei libri citati.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Credo che l'Italia gradualmente debba ritrovare qualcosa che in fin dei conti fa parte del suo dna. Il poeta ha avuto storicamente un ruolo pubblico nella società italiana da sempre. Lo aveva ancora Ungaretti imitato da Noschese in Tv. I poeti vivono in incognito solo da una manciata di decenni, si può sperare che sia una fase, le cose sono già diverse da 20 anni fa.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Non le conosco bene, ma anni fa in un festival ho conosciuto poeti del mondo arabo e mi spiegarono che in alcuni Paesi per poter fare politica era quasi indispensabile essere un poeta o uno scrittore.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Credo che la politica segua l'economia e che si possa intervenire solo risolvendo a monte il problema economico della poesia, conquistando i suoi lettori. In Italia ci sono milioni di persone che spendono per pubblicare versi. C'è una falla di cui il mondo della poesia è responsabile se queste persone non diventano lettori almeno delle principali collane. Questa secondo me è la sfida