Censimento dei poeti

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Francesco Accattoli

Francesco Accattoli nasce ad Ancona nel 1977 e risiede ad Osimo (AN). E’ docente di materie letterarie e latino nei licei. Nel 2002 esce per Stamperia dell’Arancio la raccolta Come acqua che riposa…. Nel 2007 pubblica con Fara Editore la silloge “Un tramonto sommario”. Nel 2011 sempre con Fara Editore pubblica la sua seconda raccolta “La neve nel bicchiere”. Viene premiato in vari concorsi letterari (Premio Rabelais, Premio Artem Ex Tempore, Premio Gozzano) e segnalato per entrambe le raccolte al Premio Sandro Penna. Sue poesie sono incluse in varie antologie, riviste cartacee e sul web.


Sito web: www.sequestocosmo.wordpress.com

Cambio di stagione

Se ad un tratto apparisse una porta

e per quella porta s’entrasse

in una stanza vuota, vedresti lo sgomento

d’una sedia al centro, sola.


Con tale geometria, per come

mi scopri dal bancone di un bar di seconda,

o da un vassoio di cannoli con la crema,


mi convinci che è troppo amaro, troppo

normale; morire per quella sedia, avere

la colpa, e non la tregua, come ostaggio.


Non è vita artificiale, non c’è nulla

da fotografare, nessuna prova

da esibire come gioia

collettiva, assoluta, senza pudore.


Tra qualche anno, mi dirai,

sarà finita, avremo tutto come i nostri

genitori, la stessa tiepida agonia

per il genere umano dei morti di fame.


Perché dunque anticipare l’ironia

delle stagioni? Perché lasciare

che una sedia sia l’immagine che fuori

già si vede, e non dovrebbe, a quanto pare?


Così, quando arriverai di sera,

appendi un lume a quella porta:

muta ne uscirà la morte,

torneranno invece le calde alte ore.


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Ho frequentato il liceo classico ad Osimo (AN), città in cui vivo, e la Facoltà di Lettere Classiche a Macerata.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Al momento sono ritornato a vivere nel mio paese di origine.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    Ho provato una grandissima emozione ed una fatica - da me al principio sottovalutata - nello scrivere nel mio dialetto quotidiano. Nel mio ultimo libro "Lunga un anno" ci sono cinque testi in dialetto osimano, anzi direi meglio "stazionaro", visto che la mia frazione si chiama Osimo Stazione.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Ho frequentato il liceo classico ad Osimo (AN) e poi ho deciso di proseguire con gli studi classici, iscrivendomi alla Facoltà di Lettere Classiche ad indirizzo archeologico presso l'Università di Macerata
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Sono un prof di lettere e latino nei licei, per cui sì, il mio percorso di studi ha a che fare col mio lavoro.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    A scuola, nella scuola di oggi, la poesia è sempre più relegata ad un ruolo di secondo piano, un po' come accade nel panorama editoriale e culturale italiano. A volte però, se il programma me lo consente, riesco ad infilarci delle lezioni sulla poesia.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Conosco lo spagnolo a livelli alti (C2), parlo, leggo e scrivo il francese, leggo e comprendo l'inglese, il portoghese, il catalano. Se poi vogliamo essere generosi, ci metto anche il latino ed il greco antico.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Mi fido del mio spagnolo e del francese, così come del latino. Per le altre lingue ho sempre bisogno di un supporto di traduzione
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Ho già risposto, ma ribadisco, soprattutto visto il mio doppio ruolo di docente e poeta: la poesia al liceo cade in periodo (il secondo anno) nel quale i ragazzi sono troppo piccoli per apprezzarla, e poi viene riproposta nel triennio associata a poeti della tradizione, in una lingua non attuale. I programmi sfiorano Montale, Saba e Ungaretti. Il resto è utopia. Ci vorrebbe un corso pomeridiano.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    E' una domanda particolare. Ci sono periodi in cui amo leggere poesia, soprattutto quando non sto scrivendo, ed altri nei quali ho bisogno di cose emotivamente meno complesse. Inoltre leggere un libro di poesia vuol dire prendersi settimane, se non mesi, e quindi centellinare la lettura, evitare a tutti i costi di fagocitare versi.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Non credo. Per questioni lavorative, durante l'anno sono sommerso di compiti da correggere, libri per la scuola da leggere e lezioni da preparare. In genere dedico le vacanze - natalizie ed estive - alla lettura. Ci sono stati anni in cui ho letto solo un paio di libri di poesia ed anni - come questo appena concluso - in cui ne ho letti sette o otto per intero ed altri consultati.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Storia romana e saggistica sulla cultura latina. E cucina...vabbè, è cosa da italiano medio, lo so...
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Voi che dite?
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Sono quelli che preferisco. La letteratura del secondo novecento, specialmente quella statunitense, non mi appassiona. Sono grato ad autori come Camus, Buzzati, Calvino, Fenoglio, Pavese, ai classici, rigorosamente europei e russi.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Fortini, Caproni, Sereni, Montale, Raboni, Penna. Per mille ragioni, da quelle ideologiche a quelle stilistiche. In realtà mi colpisce il lavoro sul suono, il ritmo, e sul controllo della scrittura.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Non rispondo volutamente per non creare invidie, che nel nostro mondo sono perfino tangibili, ma ce ne sono stati.
    Un nome però me lo lascio scappare: "Rom" di Loris Ferri. Per la prima volta ho provato una sensazione di assoluta inferiorità e di abissale distanza tra la poesia di un mio coetaneo e la mia. Impressionante.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Non molto a dire il vero, nella mia regione ci sono ottimi festival e persone più capaci di me nel farlo.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    La rete ha svolto e svolge un ruolo essenziale e strategico: mette in comunicazione - per chi ne ha voglia e non si crede superiore agli altri - persone e personalità altrimenti distanti. Grazie ai social network e ai blog letterari ho conosciuto persone, oltre che interessanti, assolutamente decisive per la mia crescita poetica.
  • 19. Hai un blog?
    Si, gestito in maniera lumachesca: sequestocosmo.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Ho collaborato in passato, ora il lavoro ha preso il sopravvento sul mio tempo libero. Credo poi di non essere in grado di garantire una continuità di impegno, sono ancora troppo "debole" nelle mie conoscenze poetiche da poter svolgere un ruolo così importante. Non ho alle spalle un percorso di studi di italianistica, non ho competenze critiche, evito dunque di fare danni con la poesia altrui
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Altra domanda trabocchetto. Se dico sì e poi penso a quanti egocentrici innamorati di se stessi ho conosciuto nel mondo della poesia, mi viene subito da rimangiarmi la parola. Il problema non sta a mio avviso nel ruolo pubblico affidato al poeta, la questione è che è venuta meno la disciplina nel mantenere un comportamento pubblicamente etico, per il poeta o politico o professionista che sia.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    No
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Riportando l'etica al centro della questione cultura, non solo e soltanto la morale, sbandierata ad ogni occasione. Da una disciplina etica personalmente ritengo che dipenda l'uso corretto dei fondi assegnati alla cultura, l'uso corretto dei mezzi di informazione, la famosa onestà intellettuale, tanto nell'editoria quanto nelle università, la riduzione del fenomeno delle lobbies culturali.