Censimento dei poeti

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Francesco Giordani

Francesco Giordani è nato a Latina nel 1985 e attualmente vive a Selciatella, una piccola frazione a pochissimi chilometri da Aprilia e dal mare. Ha esordito con il volumetto Le Cose Avevano Sempre Ragione (Bologna, 2008). Ha studiato filosofia a Roma e svolto vari mestieri, quasi sempre poco o per niente pagati (tra gli altri: redattore editoriale, precettore, insegnante, giornalista musicale, drammaturgo, paroliere musicale), ma nel complesso non si lamenta.


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Venticinque dicembre

Ho sognato un giorno leggero

che tutto si tiene nella mia mano.

Una limpida luce candidamente

lo accende di caldi ricordi

e in tiepido incanto scioglie

la voce degli anni perduti.

Si confondono (le senti?) le ore :

siamo noi soltanto il rumore

di una piccola foglia nel giorno

più dolce. Leggermente cadiamo

senza davvero sapere dove andremo

o cosa abbiamo.


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Ho condotto gli studi liceali ad Aprilia. Ho poi frequentato l'università a Roma.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Sono nato a Latina ma da sempre vivo nelle campagna tra Aprilia e Nettuno, in una piccola frazione nota come Selciatella.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    Essendo per metà (materna) discendente di coloni veneti, e per metà (paterna) di origine ciociara, mi sono cimentato talvolta sia col dialetto romanesco sia con quello veneto. I risultati non mi hanno però soddisfatto.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Dopo la maturità classica mi sono laureato in filosofia teoretica. La mia tesi si è soffermata sull'estetica vichiana, ma ho studiato molto anche Derrida, Wittgenstein, Heiddegger, Levinas, Jabés, Arendt, Benjamin, Adorno, Hegel, Marx...
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Talvolta. Ho svolto diverse attività professionali. Tra queste, anche quella di redattore in una piccola casa editrice. Ho cercato di applicare alcune nozioni filosofiche, da me apprese, nell'esercizio della critica musicale "pop" che da anni mi tiene occupato.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Scrivo di musica pop-rock per siti e riviste. Il mio stile di scrittura, soprattutto nelle descrizioni, tende ad essere "poetico", retoricamente consapevole.
    Ho poi lavorato per qualche tempo in una casa editrice con una prestiogiosa collana di poesia.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Conosco l'inglese, il latino e il greco antichi e posso leggere lo spagnolo e il francese.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Italiano a parte, amo leggere e tradurre poesia dall'inglese. Ma, con un buon testo a fronte, mi piace anche avventurarmi negli originali francesi e spagnoli.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Credo che vada arricchito e integrato. Soprattutto in senso "pratico". La storia della poesia va benissimo, ma sarebbe forse utile studiare più da vicino gli aspetti tecnici e formali del testo poetico, sviluppando anche laboratori di scrittura/traduzione poetica in classe (come accade per la pittura e la musica). Trovo inoltre che la poesia contemporanea vada studiata con maggiore attenzione.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Ovviamente la poesia costituisce una della mie letture predilette in assoluto. Raramente un romanzo mi regala un'esperienza di lettura intensa come quella di una poesia.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Tenendo conto delle novità e dei classici che via via riscopro e approfondisco, direi che leggo tra i venti e i trenta libri di poesia l'anno.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Amo molto la saggistica filosofica e i romanzi, ma non di genere, quindi classici o opere contemporanee dalla spiccata fattura letteraria. Leggo anche molti fumetti (sia graphic novel che fumetti seriali) e riviste musicali.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Il rapporto è ottimo. Amo tradurre, come esercizio, soprattutto poeti elegiaci latini. Un giorno spero di riuscire a tradurre Pindaro. Ma ci sono molte opere che conosco troppo poco, per via "diretta"(teatro tragico in primis).
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Mi sento molto legato agli autori e ai filosofi del Novecento. I miei riferimenti e modelli principali vanno cercati lì. Dell'Ottocento apprezzo soprattutto la poesia francese simbolista-decadente.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Amo un certo filone "antimodernista" che passa, in modi diversi, per Saba, Caproni, Noventa, Giudici, Penna, Gatto e Quasimodo. Ma sento vicino anche lo spirito giocoso di Palazzeschi, Govoni e Lucini (fino a Riviello, Villa e Wilcock). Apprezzo il verso musicale e leggiadro, classico e "umano", che ritrovo in un autore come Beppe Salvia. Ma anche Cavalli, Zeichen, Benedetti e Rossi.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Su due piedi potrei dire: "Favole" di Tommaso Di Dio. "L'Estate sta finendo" di Marco Simonelli.E forse "Due fettine di Salame" di Giovanni Previdi.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Mi è capitato di partecipare a letture collettive (anche in scuole elementari).
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Un ruolo marginale. Mi permette di rimanere in contatto con amici poeti lontani e di rimanere aggiornato su iniziative e pubblicazioni.
  • 19. Hai un blog?
    Non ho un blog.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Collaboro con riviste e siti musicali.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Non saprei. Il poeta in sè forse oggi non ambisce ad un ruolo pubblico e sociale in sè. Credo però che ogni poeta si auguri che la poesia rimanga (o diventi, se già non lo è) un'attività socialmente rilevante, non solo per chi la fa, ma soprattutto per chi ne fruisce, come un "bene", da cui risulti un incremento di felicità e armonia sociale.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Direi proprio di no.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Anche in questo caso ho difficoltà ad esprimere idee precise... Visto che spesso i soldi pubblici vengono sperperati per eventi "culturali" solo sulla carta, sarebbe bello finanziare qualche poeta "laureato", come avviene nei paesi anglossassoni, affinchè metta al servizio della comunità i suoi talenti, scrivendo opere di interesse "pubblico", divulgando la poesia, in televisione, nelle scuole.