Censimento dei poeti

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Vito Russo

Vito Russo è nato a Putignano il 4 aprile 1981. Dal 2008 risiede a Milano.
Giornalista pubblicista, è laureato in economia e specializzato in diritto del lavoro.
Ha pubblicato la raccolta Tra la palpebra e l’occhio (LietoColle, 2011). Sue poesie sono presenti sulle riviste Lo Specchio de La stampa, Poesia, Incroci e su diverse antologie. Suoi interventi critici sono apparsi in rete e sulle riviste Punto. Almanacco della poesia italiana e Incroci. È stato finalista al Premio Cetonaverde 2011.

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INEDITO da Prima del padre

È rimasto soltanto il letto

di sassi e di rovi

del fiume

ai bordi del quale camminare per ore

e la voce di mia madre che mi diceva

che certa gente non è brava gente

e mio padre: dai sempre più di quanto ricevi.

E poi viene il sudore sulla fronte

il fiato si fa corto per il fumo.

Il ponte della statale interrompe il sentiero.

Mi disgusta l’assenza di futuro.

Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Bari
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Vivo a Milano, dove mi sono trasferito per motivi di lavoro.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    Sì, ma in maniera marginale.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Ho studiato economia e diritto.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Sì.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    No.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Inglese discretamente.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Inglese, provo anche col francese.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Se si esclude qualche insegnante illuminato, l'insegnamento della poesia nelle scuole avviene in maniera retorica e fredda, come una stanca ripetizione della tradizione letteraria da mandare a memoria. Manca la passione: la didattica delle parafrasi, dei commenti, allontana gli studenti dalla poesia, la fa percepire come un'attività archeologica e noiosa. Bisognerebbe leggere più i contemporanei
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Certo!
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Direi tra i 30 e i 50.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Narrativa e filosofia.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Troppo estemporaneo. Da riprendere e sviluppare.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Molto buono e di continuo confronto soprattutto con i classici del Novecento italiano.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Da Montale si impara sempre, è fondamentale. Penna, Caproni, Fortini, Sereni, Raboni, Bellezza, Sanguineti, Pavese, Bodini sono i poeti che mi hanno trasmesso di più, che sento più vicini. Tra gli stranieri Celan, Transtromer, Dimulà.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    "L'ombra della salute" di Alberto Pellegatta, "Il Chiarore" di Carla Saracino, "Mnemosyne" di Michele Montorfano.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Non spesso, ho partecipato a qualche reading, mi è capitato di presentare dei libri.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Mi servono a tenermi informato su quello che accade, sulle novità editoriali, a leggere interventi critici. Raramente leggo poesia dalla rete, se non in maniera frammentaria. Preferisco il cartaceo.
  • 19. Hai un blog?
    No.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Occasionalmente.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    C'è poco spazio, perché c'è poco pubblico interessato all'opinione del poeta, ma in parte anche per scelta dei poeti stessi, che troppo spesso hanno un atteggiamento elitario e volutamente isolato.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    No.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Per prima cosa si dovrebbe cercare di ampliare il pubblico della poesia, troppo ristretto ed autoreferenziale. Forse ci vorrebbero meno iniziative, premi, libri, antologie, ma fatte meglio, come questa di PordenoneLegge, ben organizzata anche a livello di comunicazione. Così può cambiare anche la percezione che la "politica" ha della cultura e della poesia in particolare.