Censimento dei poeti

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Rino Cavasino

Rino Cavasino è nato a Trapani il 17 dicembre 1972, ha studiato ad Urbino, lavora a Firenze nella Galleria degli Uffizi. Racconti e versi in italiano e siciliano su riviste e antologie: Tratti, Atelier («Acqua Pia»), Ellin Selae, Nodo sottile, Oltre il tempo («Fisica dell’anima»), Premio Castelfiorentino, MezzagoArte, Poesia di strada, L’Italia a pezzi. Antologia dei nuovi poeti italiani in dialetto (a cura di Argo); e in www.argonline.it, www.fatti.it. Collabora con l’Istituto “Demopolis”. Premio “Giacomo Noventa e Romano Pascutto” per la poesia dialettale. In corso di stampa la raccolta Il tempestario.


E-mail: [email protected]

Varice

Nel dilatato capillare, come

una ferita che ti sfiora l’iride,

minuscola puntura d’uno spillo,

sospesa al gorgo della

pupilla, appena vacillante,

nella sua cruna d’ago ho visto il filo,

ho visto la tempesta del tuo sangue,

ne ho respirato a fondo

l’odore dolciamaro.

 

Il vortice del sangue è traboccato

infine, dilagato, zampillato,

dal capillare travasata in caldo

flusso, addensata la sua rossa,

pulsante nebulosa,

fiorita in rosa

di mestruo sui lenzuoli.


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Trapani, Urbino e Firenze.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Sì, per lavoro.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    Scrivo anche in siciliano da una decina d'anni.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Linguistica e letteratura.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    In parte.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    No.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Un po' d'inglese, spagnolo, francese, latino e greco.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Quasi tutte le lingue europee, spesso con l'aiuto di una versione italiana a fronte.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Senza passione, perlopiù, almeno nei miei ricordi; o affidato alla passione di pochi. Oggi, immagino che sia pure peggio. Ma, a discolpa dei più, credo che "insegnare" la poesia - senza raccogliere indifferenza od ostilità - sia difficilissimo.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Mi piace; ma pochi, con lentezza e parsimonia.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Forse una dozzina.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Narrativa, teatro, qualche saggio d'arte, cinema o linguistica.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    D'amore intermittente, di periodici distacchi e ritorni.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Come la risposta precedente.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Yeats (“dialettale” e universale, carnale e metafisico), Rilke, Montale, Penna, Pierro, Magrelli. Scrittori del corpo e dei sensi, della natura febbrile; dagl’inabissamenti nella carnalità alla sublimazione formale, metaforica. Altrettanto essenziali i "poeti in prosa": Hamsun (paesaggi e dialoghi di pulsanti inconsci), Kawabata (impronte su palmi di mano, epidermidi), Consolo, Biamonti.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    I versi, in buona parte inediti, d'Isacco Turina.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    No.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Assai scarso; di rado qualche amichevole dialogo.
  • 19. Hai un blog?
    No.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Molto saltuariamente.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Non credo proprio, salvo casi rarissimi. L'unico "ruolo pubblico", semmai, potrebbe essere quello della ricerca poetica - profonda, latente, quasi "impersonale" - sulle lingue, e di un suo lentissimo affioramento, chissà, all'orizzonte delle lingue - delle coscienze? - di tutti, dei loro destini. Ed è così, forse, da sempre.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Forse alcuni paesi dell'Asia: Iran, India, Giappone. Ma le mie conoscenze sono tutte di "seconda mano".
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Solo attraverso la scuola e l'educazione, nella pazienza e nella speranza delle generazioni; ma contro i veleni potentissimi di oggi, alla poesia, anzi alle arti, e ad ogni "linguaggio", non rimane che un debolissimo, disperato antidoto: coltivare profondità e lentezza, ascolto e sguardo; resistere alle sirene delle "grandibbellezze".