Censimento dei poeti

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Francesco Iannone

Francesco Iannone è nato a Salerno il 22 luglio 1985, dove vive. Suoi testi suono apparsi su numerose riviste (La clessidra, Semicerchio, Clandestino…) e inclusi nelle antologie Al di là del labirinto (L’arca felice, 2010), Raccolta di poesie 2011 (Subway-Letteratura, 2011), La generazione entrante (Ladolfi, 2011, a cura di Matteo Fantuzzi). Poesie della fame e della sete (Ladolfi, 2011, premio L’aquila opera prima, finalista premio Penne e Beppe Manfredi) è il suo primo libro.


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Ma qui, in questa vita, dimmi

se il colpire del vento significa qualcosa

se il volteggiare di un uccello nell’aria indica una via

e il sanguinare di quell’albero

ferito da un auto all’improvviso

perché non lo sana questo primo sole estivo?

 

Dimmi, ti prego,

se infine tutti insieme partiremo

e nei sedili stretti ci terremo

le mani come a stringere un patto

un fiore morto che riprende a respirare da solo.

 

(da Poesie della fame e della sete, Ladolfi editore, 2011)


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Salerno
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Vivo a Salerno.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    Mi è capitato di scrivere in dialetto salernitano. E con piacere.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Ho conseguito una laurea in Storia dell'arte.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Non direttamente.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Assolutamente no.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Inglese
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Inglese
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Generalizzare non è mai intelligente. La differenza la fa il singolo, a mio avviso. Ci sono bravi insegnati e insegnati pessimi. I programmi, però, andrebbero svecchiati.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Certo.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Difficile quantificare. Forse 60/80.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Critica d'arte, nei periodi di relativa tranquillità.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Ne ho una conoscenza scolastica.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Preferisco il Novecento.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Sicuramente Montale, Luzi e Bigongiari. A tratti, Sereni.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Ho amato particolarmente La coinquilina scalza (Isabella Leardini), Il rubino del martedì (Francesca Serragnoli), Mala Kruna (Franca Mancinelli).
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Spesso. Quando ne ho la possibilità.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Fondamentale, per uno che scrive al sud penso proprio sia fondamentale.
  • 19. Hai un blog?
    No,
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Sono nella redazione di Atelier online. Collaboro saltuariamente con la rivista Levania.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Purtroppo oggi la poesia non crea mentalità. Quasi completamente ignorata, e questo, forse, è ciò che la salva.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Non personalmente.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Penso si debba innanzitutto intervenire sull'uomo. L'emergenza è educativa. La cattiva politica culturale è solo una triste conseguenza di una sostanziale ineducazione al bello, al significato delle cose.