Censimento dei poeti

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Marco Bini

Marco Bini (Formigine – MO, 1984) vive a Vignola (MO). Laureato in lettere moderne all’Università di Bologna, collabora con l’organizzazione di Poesia Festival e con il quotidiano «La Gazzetta di Modena».
Nel 2011 è uscito il suo primo libro di poesie, Conoscenza del vento e suoi testi sono apparsi sull'antologia La generazione entrante (entrambi per Giuliano Ladolfi editore). Ha vinto diversi premi per la poesia, tra cui il Renato Giorgi 2010, Gianfranco Rossi 2011, Giuseppe Giusti 2011, Beppe Manfredi 2012, ed è stato finalista ai premi Penne 2011, Mauro Maconi 2012 e Camaiore 2012.


Sito web: http://conoscenzadelvento.wordpress.com/

Non ti chiedo un rimborso in denaro
per il disturbo, solo quel briciolo di tempo
mi occorre che adoperi la sera
tra la doccia e le lenzuola per tastare
il polso alla tua vita inondato
dalla luce dello schermo, un apostolo.
Ti chiedo questa cosa: riuscirai
a non farti prendere dal panico,
intendo alla prospettiva delle cose
che domani tiene in serbo per noi?
Non sentirti tuo più in là del pianerottolo,
rientrare nel personaggio, affiancare
come sempre il cucchiaio e la forchetta,
raccogliere i tuoi avanzi e ricomporli dopo cena.
Ritmo, fegato, pazienza: questo non ci manca.
Potremmo farne a meno, noi come pellerossa
carponi sulle traversine, se il minimo sussulto
non ci allarmasse nel battere dell’ordinario?
Se non fossimo sempre pronti a farci un altro goccio.
Se non ci ficcassimo in bocca spazzolino
e lima, per lavarli, i denti, e affilarli.


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Bologna
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    No, in quanto al momento ho il centro dei miei interessi lavorativi nella mia città natale.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    No.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Lettere moderne (laurea specialistica), corsi di specializzazione in traduzione letteraria e scrittura per i media
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Sì, ha a che fare con la maggior parte degli incarichi che ho al momento in affido (lavoro da freelance).
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Sì, tra le mie collaborazione c'è quella con la manifestazione letteraria Poesia Festival in provincia di Modena.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Inglese, tedesco e francese.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Inglese, tedesco e francese.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Secondo le mie memorie scolastiche, è carente sul Novecento, per scarso aggiornamento degli insegnanti e per pregiudizio sulla sua osticità.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Sì, molto.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Tra i 20 e i 30.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Narrativa e saggistica (storia, linguistica, critica letteraria soprattutto).
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Conosco il latino (non il greco) e, anche se non abbastanza spesso, amo rileggere autori conosciuto o leggere qualcosa che ancora non conosco.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Approfondito, essendomi specializzato negli studi sull'età contemporanea.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Tra gli italiani Pascoli, Montale, Sereni, Caproni, Bertolucci, Fortini, Giudici, Pagliarani.
    Tra gli stranieri Eliot, Brecht, Auden, Walcott, Heaney, Hughes, Harrison.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Kobarid (Matteo Fantuzzi), Sul vuoto (Gabriel Del Sarto), L'attimo dopo (Massimo Gezzi), Il rubino del martedì (Francesca Serragnoli)
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Sì. Soprattutto con il lavoro per Poesia Festival. Al di fuori di questo, ho organizzato presentazioni e letture sporadiche con associazioni e librerie del mio territorio.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Abbastanza importante, anche se filtro molto ciò che trovo in rete, e tendo a seguire pochi siti le cui proposte nel tempo mi hanno sorpreso di più. La rete è un'opportunità, ma anche un mare magnum in cui il rischio è perdersi, e perdere tempo.
  • 19. Hai un blog?
    Sì, http://conoscenzadelvento.wordpress.com/.
    Lo aggiorno con periodicità irregolare, solo quando ritengo di avere un contenuto interessante da condividere. Scrivo di poesia e di come la vivo nella mia esperienza quotidiana.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Sì, da poco con Atelier, in passato con Le Voci della Luna.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Dovrebbe, ma gli spazi concessi sono pochi. Inoltre, la "colpa" è anche dei poeti stessi. Lunghe stagioni di ripiegamento e accettazione dell'irrilevanza rendono più complicato recuperare centralità. Ma ritengo che una domanda cui i poeti potrebbero rispondere esista.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Seguo a distanza soprattutto ciò che succede in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Per quanto la poesia rimanga comunque un genere da numeri medio/piccoli, esistono iniziative che la ambientano meglio nel quotidiano: corsi universitari (anche di scrittura), reading più frequenti e meglio curati, residenze di poeti presso aziende ed enti, grande creatività nel proporre poesia al pubblico.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Cercando di comunicare al pubblico l'idea che la cultura ha un costo, ma che in cambio rende più interessante la vita di tutti. E servirebbe maggiore professionalizzazione degli enti che si occupano di cultura ed eventi culturali: spesso la gratuità ha abituato tutti anche al pressapochismo.