Censimento dei poeti

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z tutti
Marco Corsi

Marco Corsi è nato nel 1985 e vive nella frazione di Persignano (Terranuova Bracciolini – AR). Ha pubblicato una monografia sull’opera poetica di Biancamaria Frabotta e si occupa di poesia italiana contemporanea. Sue poesie sono apparse su «Atelier», «Poeti e poesia», «Semicerchio», «L’area di Broca», «La casa dei doganieri» e, in volume, ne L’inverno del geco (Gazebo 2010), oltre alla plaquette Controluce (Pulcinoelefante 2011). Nel 2012 si è classificato al secondo posto nel “Premio Letterario Castelfiorentino” con il poemetto la via del ferroviere.


E-mail: [email protected]

via rossini

guardiamo dal vano che si attarda

la linea di apertura delle cose

scegliendo da un angolo di strada

le rose lasciate in via rossini:

«è possibile?» – «in misura esatta»

rispettando gli altrettanti mutamenti

non visti, non letti, fortuitamente ripetuti

dal bianco che riflette le pareti.


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Ho frequentato un liceo classico di provincia, a Montevarchi. Da lì il baricentro si è spostato a Firenze, dove mi sono laureato (secondo la formula del 3+2) in Lettere Moderne, specializzato in Filologia Moderna e dove ho conseguito il Dottorato di Ricerca in Italianistica con una tesi dedicata alla poesia degli ultimi trenta/quarant'anni.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Credo che esistano dei luoghi dell'infanzia e dell'adolescenza, soprattutto, che portiamo ovunque, sottoforma di impressioni o intuizioni. Sto affrontando la fase del mutamento. Ancora non sono ben chiare le vie che si apriranno, ma credo che si dirigano a nord, verso Milano.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    Dovrei appellarmi a diverse diatribe sull'esistenza di un dialetto, di una vulgata, di un idioma, di una parlata Toscana, priva - spesso si dice - di un suo vocabolario (cosa che ritengo piuttosto discutibile). La mia grammatica, comunque, al momento, non contempla queste specificità di modo.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Devo ripetermi, almeno in parte. Ho dedicato gran parte della mia attività di studio alla poesia contemporanea, con una netta prevalenza della poesia degli ultimi anni. Inoltre, da qualche tempo, mi occupo dei rapporti tra poesia e immagine, poesia e pittura, a partire dalla ricerca di plaquette e edizioni d'arte di autori fondamentali del nostro Novecento, da Sereni a Zanzotto, e molti ancora.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Ho lavorato a contratto all'Università, momentaneamente sono in attesa di qualcosa di molto compatibile, o almeno di contiguo.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Direi piuttosto che il mio lavoro di poeta ha a che fare con tutte le attività che svolgo.
  • 7. Quali lingue conosci?
    L'italiano. Abbastanza l'inglese. Ad orecchio il francese. Emotivamente tutte le altre.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Sinceramente leggo poco in originale, provo a tradurre dall'inglese e dal francese come esercizio; ma subisco il fascino di tutte le lingue che ho occasione di ascoltare, anche del russo ieratico di Brodskij che non capisco.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Penso che sia utile; penso che possa essere utile, specie se riesce a sviluppare un'attitudine d'ascolto.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Sì, ma lo faccio in maniera non sistematica. Divorandoli. E poi ruminando.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Ci sono stati periodi in cui ne ho letti più di un centinaio in un anno. Compresi Elefanti e Meridiani. Non so quantificare.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Abolirei la definizione di genere a vantaggio della qualità, sempre.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Al momento sul tavolo ci sono Menandro, Apollonio Rodio e Plauto. Non posso però almeno non citare l'Alcesti di Euripide, e quel senso del tragico legato a doppio filo col dramma e con la satira.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Non ho problemi a confrontarmi con una tradizione che abbraccia Leopardi e Sanguineti, Le Grazie di Foscolo e le architetture spazio-mentali di Amelia Rosselli. La lettura, e soprattutto la comprensione, non devono avere tabù.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Faccio solo i nomi, i motivi sono troppo personali: Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Giovanni Raboni, Giovanni Giudici, Amelia Rosselli, Antonia Pozzi, Biancamaria Frabotta, Vittorio Sereni, Milo De Angelis, Maurizio Cucchi, Antonella Anedda, Anna Cascella Luciani,Antonio Riccardi. Per restituire anche una sorta di temporalità ai fatti.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Posso dire solo di alcune che mi hanno fatto meditare: "L'ombra della salute" di Alberto Pellegatta; "Pasta madre" di Franca Mancinelli; e da "Da un mare incontenibile interno" di Simone Zafferani.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Cerco di farlo coniugando il rigore e la passione dello studio.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    A dispetto dell'apparenza e della facilità, non hanno un vero e proprio valore.
  • 19. Hai un blog?
    No.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Sì, ultimamente in maniera più chiara con "Nuovi Argomenti". Poi devo almeno ricordare "Semicerchio" e "Poeti e Poesia".
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Prendere la parola è un atto civile. Non sono il primo a dirlo.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Sinceramente no.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Penso che ci siano delle incongruenze di fondo, specie a partire dalla definizione di politica culturale. Si può intervenire solo a mezzo della costanza, lasciando che sia l'opera, ciò che si scrive, a prendere la parola.