Censimento dei poeti

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Francesco Targhetta

Francesco Targhetta (Treviso, 07/10/1980) vive a Treviso, dove insegna come supplente materie letterarie. Dopo aver concluso all'università di Padova un dottorato in Italianistica, durante il quale ha curato la riedizione de Gli Aborti di Corrado Govoni (Genova, San Marco dei Giustiniani, 2008), ha lavorato come assegnista a un progetto antologico sulla poesia simbolista di fine '800. Ha pubblicato un libro di poesie (Fiaschi, ExCogita, 2009) e un romanzo in versi (Perciò veniamo bene nelle fotografie, Isbn, 2012).


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Il vestito da matrimonio

Un’altra stagione lenta svuota

i suoi tramonti dietro i magazzini

d’abbigliamento, e a scoprirli

quasi si fatica tra gli anabbaglianti

e le pannocchie. Compro un vestito

da matrimonio in un autunno rosso,

come gli occhi e la terra bagnata,

ma senza neanche sentirlo, il tempo,

guidando lungo i fossi entro

il limite consentito, la borsa spiegazzata

sul sedile posteriore. E le foglie

si accartocciano, così presto,

lungo la statale, e il nylon si stira,

dietro, con stridore, e poi il legno scuro

delle trattorie per camionisti.

 

Come mi sta bene il completo

allo specchio di casa: impacchettato

così, magari – mi dico –, resisti.


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Padova.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    No: vivo a Treviso, dove sono nato.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    No, mai.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Liceo classico, e poi laurea e dottorato in lettere.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Sì: insegno materie letterarie a scuola.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Direi di sì. Capita spesso di sottoporre agli studenti poesie in cui mi imbatto durante le mie letture.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Inglese e francese.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Inglese e francese.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Beh, lo faccio ogni giorno. Ne penso un gran bene, anche perché vedo che, se proposta in modo stimolante e con una certa attenzione verso l'attualità e alcuni contenuti vicini alla sensibilità dei ragazzi, la poesia appassiona e piace. Sarebbe importante che tutti gli insegnanti arrivassero a coprire anche la poesia del secondo '900: cosa tuttora molto rara.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Sì.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Difficile. Dipende da un mucchio di fattori. Tra 20 e 30, diciamo. Ma alcuni anni, in cui lo studio della poesia è stato il mio lavoro all'università, il numero era almeno il doppio.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Romanzi, soprattutto. Amo meno i racconti. Poca saggistica.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    La insegno. E mi piace farlo.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Me ne mancano ancora, come a tutti. Ma recupero quando posso. "Guerra e pace" l'ho letto due anni fa. "Anna Karenina" aspetta ancora. Non sempre scatta la scintilla. Nella maggior parte dei casi sì. Cerco di alternare, nelle letture, classici e libri recenti.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Gozzano, Govoni e i crepuscolari tutti; Montale (chi non lo ha "attraversato"? Io devo esserne uscito attorno ai 25 anni); Pagliarani; Giudici. Motivo comune: per l'allargamento del linguaggio poetico.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Igor De Marchi, "Resoconto su reddito e salute".
    Giovanni Turra, "Condòmini e figure".
    Mariagiorgia Ulbar, "I fiori dolci e le foglie velenose"
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Collaboro all'organizzazione di alcune letture e incontri nella mia città. Qualche presentazione, ogni tanto.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Praticamente nullo.
  • 19. Hai un blog?
    No.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Saltuariamente per "Minima & Moralia".
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    C'è spazio per letture e condivisione di poesia, sì. E la mia impressione è che la gente, quando si riesce ad attirarla, reagisca in modo favorevole. Non mi interessa che il poeta abbia, nella società di oggi, altri ruoli.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    No.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Per fare una buona politica culturale c'è bisogno, oltre che di buone idee e di buona volontà (che non mancano), di soldi. E i soldi, invece, mancano. Una soluzione è il crowdfunding, che alcune realtà giovani e interessanti per l'innovatività delle proposte (penso al festival CaLibro di Città di Castello) hanno iniziato a praticare.