Censimento dei poeti

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Francesco Terzago

Francesco Terzago è nato a Verbania nel 1986, è laureato in Lettere a Padova, dove vive. Collabora con: AbsolutePoetry, Poesia2.0, UltraNovecento e Scrittori Precari. Ha pubblicato poesie su: Italian Poetry Review, Le Voci della Luna e ALI, è presente nell'antologia Generazione Entrante di Ladolfi editore. Alcuni suoi testi sono presenti sui siti web: Smemoranda, Poetarum Silva, La Ginestra, Nazione Indiana e Critica Impura. In Cina, con l'Università degli Studi di Padova, ha curato delle iniziative volte alla promozione della Lingua e della Cultura Italiana.


E-mail: [email protected]

Sito web: http://vermena.blogspot.com/

La tapparella abbassata sta vibrando, il chiarore 
che la attraversa mette un abaco sul grande tappeto
che ha portato dal magazzino di sua madre. Lei ora non c'è,
così posso fare i conti con i miei novemila giorni di vita.
Mi sembra una cosa ridicola. Un numero tanto grande
per qualcosa di tanto piccolo. La plafoniera sospesa sul nostro letto
è un mondo di freddo sporco, una molle sfera di polvere
inchiodata nel soffitto. Su quella calotta una bufera silenziosa
si flette su un gruppo di nomadi vestiti d'azzurro,
li vedo lì tutti i giorni, che non avanzano di un passo.


[La tapparella abbassata sta vibrando] da, La Generazione Entrante, Ladolfi Editore, 2012.


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Padova e Guangzohu, in Cina.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Vivo tra la Spezia e Padova; sono nato a Verbania. Ho seguito la mia famiglia quand'ero bambino, mio padre ha deciso di spostare la sua attività lavorativa a Carrara, che è vicina alla Spezia (a Lerici, per la precisione, a Lerici sono cresciuto).
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    No. Sono cresciuto con mia nonna, tedesca, quasi fino ai dieci anni; lei conosceva solo l'italiano, per così dire, standard - in Veneto e solo là ho avuto modo di conoscere una cultura dialettale forte, ciò non toglie che io abbia studiato Dialettologia.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Ho studiato Lettere, ho una laurea triennale in Linguaggi e tecniche di scrittura; sto per prendere una laurea magistrale in Linguistica Generale - ho trascorso due anni all'estero seguendo alcuni progetti di ricerca, l'ambito nel quale mi muovo è quello dei Cultural Studies.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Sì - lavoro studiando e studio lavorando. Non sono mai stato convinto del fatto che ci si dovesse laureare subito senza conoscere il mondo; i migliori studiosi che ho conosciuto si 'affrettavano con calma' - ed è solo per questo motivo che ora, come laureando in Linguistica Generale il lavoro a me non manca, né in Italia né, se volessi, all'estero.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Eccome. Lavoro nel settore della Comunicazione e ho una società che si occupa di servizi linguistici per alcune multinazionali americane. La poesia, o per meglio dire, la funzione poetica del linguaggio, è qualcosa sul quale rifletto ogni giorno. Del resto Fortini e Giudici contribuirono a rendere Olivetti una delle aziende più innovative al mondo.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Italiano, inglese e le basi del cinese mandarino.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Inglese e, logicamente, italiano.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Credo che sia fondamentale. Tra i banchi di scuola sarebbe molto importante approfondire come la poesia possa essere la base sulla quale poggiare alcune competenze professionali - poesia è pragmatica, stilistica, semiotica, persuasione, comunicazione, antropologia, sociologia. Poesia è la summa di molteplici cose - pubblicità e poesia hanno numerosi punti di contatto ma non se ne parla.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Sì. La domanda forse dovrebbe essere 'quali', sono un lettore forte e esigente, e mi accorgo quando qualcuno mi sta prendendo per i fondelli, quando uno scrittore gioca a fare "l'artista" o per meglio dire, quando la sua opera è giustificata da alcune pose che dovrebbero essere proprie dell'arte contemporanea.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Credo che si tratti di un conteggio difficile - leggere un volume che raccoglie tutte le opere di un autore è un singolo libro o molteplici libri? La poesia deve essere letta con attenzione, se il tempo me lo permette sei, sette al mese - e poi c'è il 'picco' estivo. Dipende - posso arrivare al centinaio. Petrarca disponeva di una biblioteca composta da 'soli' 500 libri, forse erano troppi.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Letteratura fantastica, narrativa breve, saggistica.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Ottimo, in modo particolare con quella latina, riscoperta all'università - quando mi è possibile cerco di leggerla in lingua, quella latina. Sono particolarmente affezionato a Giovenale e Marziale.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Idem ut supra, vado dissotterrando le radici dei fenomeni letterari che riguardano la contemporaneità - analogie, origini. La stessa natura umana, in differenti contesti storici, ha generato opere tra loro così differenti e, allo stesso tempo, simili sotto molteplici aspetti. Credo sia una questione di 'narratologia' - per questo motivo sono così legato ad autori come Roland Barthes e Todorov.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Sbarbaro, Campana, Frost, Pavese, Betocchi, Montale, Rimbaud, Ungaretti, Pound, Saba, Esenin, Blok, la Bishop, Eliot. Cerco in questi autori un'idea di racconto, poesia che racconti lo scrupoloso intaglio degli eventi. Il poeta è una rete, tra poeta e poeta cambiano le maglie, le cose che si intrappolano: paranze, palamitare, lampare.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    "Kobarid" di Matteo Fantuzzi, "Made in Italy" di Simone Cattaneo, "Il culto dei morti nell'Italia contemporanea", Giulio Mozzi.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Sì, anche se la mia condizione di itinerante rende la cosa difficile - per promuovere la poesia in un territorio bisogna conoscere quel territorio, presidiarlo stabilmente. Spero di poter fare qualcosa di simile con la Spezia, in realtà mi sto già muovendo in questa direzione.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Il ruolo che viene ricoperto da questi strumenti è fondamentale - posso contattare, o rimanere in contatto, con tutti quegli autori che ritengo particolarmente significati, dai quali posso imparare qualcosa, che mi facciano crescere e riflettere. 'Colonizzo' con i miei interventi, molti spazi web, questo è il modo che ho per generare dibattiti, confrontarmi. Crescere è conflitto.
  • 19. Hai un blog?
    Sì, è http://vermena.blogspot.it/, è lo spazio dove propongo un archivio di ogni mia pubblicazione online, chi voglia sapere che cosa ho fatto, farò o sto facendo può visitare questo luogo; è molto raro che su Vermena pubblichi dei contenuti originali, Vermena è più un album fotografico.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Sì, collaboro con: Atelier, Poesia2.0, Argo, Nuovi Argomenti, AbsolutePoetry, Inpensiero.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Credo di sì, anche se nella mia visione poeta ed esperto di scrittura in parte si sovrappongono - il poeta è lo scrittore che si interroga a riguardo dell'origine delle cose; il poeta è chi conosce l'importanza della sosta, soste nelle quali si contempla il creato, soste nelle quali si cerca il nome delle cose. Il poeta ci mette in guardia da frenesia e distacco, è il contrario del blasé.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Credo Italian Poetry Review.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    La parola chiave sarebbe concretezza, concretezza e ricerca - riescono a venderci ogni giorno cose inutili, dannose e stupide, riescono perché studiano il 'come'. Ecco, una politica culturale intelligente pensa a 'come' promuovere la cultura; Hobsbawn parla di 'fine della cultura' quando una cultura finisce se ne avvicenda un'altra; 'kultur', per Spengler - quando lo capiremo sarà salvezza.