Censimento dei poeti

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Matteo Zattoni

Matteo Zattoni è nato a Forlimpopoli il 10.06.1980 e abita a Forlì. Laureato in Giurisprudenza, sta ultimando un Dottorato presso l’Università Statale di Milano.
Raccolte: Il nemico (2003, 1° posto ex-aequo per l’opera prima al Giuseppe Giusti 2003), Il peso degli spazi (2005) e L’estraneo bilanciato (2009, 1° classificato a Tra Secchia e Panaro 2010, Premio Autore Giovane al Gozzano 2009), plaquette Promesse vegetali (2010).
Antologie e riviste, tra cui: Nuovissima poesia italiana (2004), “Nuovi Argomenti” (2008), “Almanacco dello Specchio” 2009 e il blog “Poesia” su Rainews24 (2011). 

E-mail: [email protected]

I FUNZIONARI DELLA SPECIE

“Beauty is truth, truth beauty” – that is all

Ye know on earth, and all ye need to know.

John Keats 

 

Il pudore impedisce agli uomini d'essere semplici
funzionari della specie, portatori ammalati

del loro codice in un gene che si perde

nelle gonadi dei secoli come sacchi di niente

perché? il godimento è solo uno strumento

da cui passa il percorso elicoidale

dell’umanità o dell’animale? di certo

non il nostro di chi ha perso il tempo nel

dilemma bellezza o verità? è lacerante

se la bellezza quasi mai è vera

e la verità quasi mai è bella, ma c’è

una tenerezza che ci spetta tutti

dal cane che abbaia alla notte, alle piante

che crescono sole sui muri, ai campi

delle autostrade, i giardini senza proprietari

allora avrebbe un senso perfino

il silenzio dell’universo.

Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Ho studiato a Bologna all'Università e a Milano per il Dottorato di ricerca.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    No, attualmente vivo a Forlì. Nella sua provincia c'è la città di Forlimpopoli dove sono nato.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    Sì, ho scritto degli inserti di parlato o dei brevi dialoghi in dialetto, ma mai interi componimenti.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Dopo la maturità classica, ho studiato alla Facoltà di Giurisprudenza presso l'Università di Bologna. Quindi mi sono dottorato in Sociologia del Diritto alla Statale di Milano.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Sì, collaboro con il centro interdipartimentale di ricerca CIRSFID di Bologna.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Non per quanto riguarda l'attività principale. Ma in passato ho avuto brevi esperienze retribuite legate al mondo dell'arte; è mia intenzione intensificare e rendere più stabili queste attività, al momento laterali.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Tra le lingue vive: il francese e l'inglese.
    Tra le lingue morte: il latino e il greco.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Specialmente francese, ma anche inglese e latino per le comparazioni tra traduzione e testo a fronte.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Giudico la sua presenza indispensabile in un Paese di tradizione umanistica. Ma dipende dalle modalità: l'insegnamento può costituire anche un disincentivo all'apprezzamento della stessa. Penso al finale di "Introduzione alla poesia" di Collins, riferito all'atteggiamento di certi insegnanti verso la singola poesia: "La picchiano con un tubo di gomma/ per scoprire che cosa davvero vuol dire"
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Certamente. E' uno dei piaceri maggiori, a patto naturalmente che i libri stessi siano meritevoli...
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    E' molto difficile fare una stima tra libri acquistati, presi in prestito o ricevuti per recensioni o altro. Certamente molto superiore al centinaio, ma il numero varia a seconda dei periodi e delle annate, per cui non saprei fare una media annuale.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Romanzi, racconti, saggi, libri professionali.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Un rapporto iniziato sui banchi del Liceo Classico G.B. Morgagni e mai più interrotto. La classicità rappresenta per un poeta contemporaneo la perenne nostalgia di un'armonia smarrita, di un incanto formale spezzato, che non potremo mai più ricomporre, ma la cui semplice esistenza ci consola.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Un rapporto stretto e, ritengo, imprescindibile per capire all'interno di quale tradizione recente calare la propria ricerca. Con una differenza: se l'Ottocento ci propone ancora una visione del mondo regolata da poteri certi e fissi (uno Stato forte, la Chiesa), il Novecento è come uno specchio franto dentro cui il difficile è scegliere la scheggia che ancora punge e meglio rappresenta l'oggi
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Per limitarsi a quattro nomi dico: Sereni, Montale, Luzi, Pasolini. Difficile sintetizzare l'entità di ogni lascito. Sereni come ponte tra la tradizione novecentesca e la possibilità attuale di fare poesia, Montale per il rigore e la vastità del repertorio di soluzioni, Luzi per la passione e una possibilità di nuova esistenza del lirismo, infine Pasolini perché vero intellettuale totale
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Praticamente impossibile rispondere ora con il giusto distacco critico. Dico: "Mappe del genere umano" di Flavio Santi, "Peace&Love" di Simone Cattaneo e "L'attimo dopo" di Massimo Gezzi. Ma, ferma restando la qualità dei libri citati (e dei troppi altri esclusi), temo che la mia selezione soffra di "recentismo", per mutuare il linguaggio di Wikipedia.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Sì, nel 2007 sono stato tra i fondatori di un'associazione culturale denominata "Poliedrica", che opera tuttora in Romagna e più in particolare nel territorio di Forlì-Cesena.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Rete e social producono effetti contraddittori sulla comunità della poesia: da un lato, hanno senz'altro il merito di aumentare le possibilità di fruizione e di circolazione di testi, altrimenti difficilmente reperibili da non addetti ai lavori. Dall'altro, però, presentano testi di qualità diversissime su un piano orizzontale e indifferenziato che de-storicizza il testo e confonde il neofita.
  • 19. Hai un blog?
    Al momento no, ma è una possibilità di comunicazione che non escludo per il futuro.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Sì, in passato ho collaborato per la rivista "Poesia" di Crocetti Editore. Attualmente ho iniziato una collaborazione esterna con la rivista "Atelier".
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    La società in cui la globalizzazione avviene all'insegna del mercato non può incorporare il poeta se non nella veste di intrattenitore erudito o di addobbo floreale. Il motivo è che la poesia, per i suoi contenuti, mal si adatta alla riduzione a merce né ha al momento un mercato significativo. La globalizzazione delle culture e delle identità, invece, pretenderebbe un ruolo centrale del poeta
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Sì, per fare un esempio felice mi viene in mente la Svizzera. Un luogo in cui vi sono delle borse di studio per un numero selezionato di poeti e in cui vengono stanziati regolarmente dei fondi destinati all'incentivazione della parola scritta. Dal riconoscimento politico-economico deriva una maggiore importanza sociale e, di conseguenza, una maggiore possibilità di ascolto nel pubblico.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Finché il criterio valutativo dominante rimane quello economico è evidente che il rispetto delle istituzioni verso la cultura si misura sostanzialmente con l'elargizione di fondi miranti a sostenere festival, iniziative o singoli poeti particolarmente meritevoli. Ma ciò mi pare sia lasciato allo spontaneismo delle amministrazioni locali piuttosto che inserito in un quadro ragionato di sviluppo.