Censimento dei poeti

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Massimiliano Aravecchia

Massimiliano Aravecchia è nato il 24-09-1983 a Sassuolo (MO). Laureato in letteratura francese, svolge attualmente un dottorato in French Studies presso la Western University a London (Canada), dove risiede. Segnalato o premiato in diversi concorsi (tra cui il concorso “Il lago verde”, il premio “Renato Giorgi” e il premio “Guido Gozzano”), ha letto i suoi versi in giro per l'Emilia-Romagna. Una breve scelta di componimenti è apparsa sulla rivista “Le voci della luna” nel luglio del 2009. Nel 2012 è uscito il suo primo libro, La valigia e il nome (L'Arcolaio).


Gli occhi del riccio

forse perché sei stata in un’altra vita la scaltra volpe

ed hai lasciato indietro Ysengrin cercare il segno della tua coda

che scava una fiamma rossa tra l’erba alta; forse perché

è stata tua l’affrettata cura di cui si vantava il capriolo che nel Morrois

fuggiva gli archi là dove il caprifoglio avvolge il nocciolo; ma io non so

cos’è che ti sorprende se mai il tuo viso si fissa sugli occhi

del riccio: forse scosse di vita ancora animale? o piuttosto l’ansia

di essere preda fragile in un’eterna caccia che ti trascende?


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Parma, Aix-en-Provence, London (CA), Parigi
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Sì, per lavoro e studio.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    No.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Lingue straniere. Svolgo attualmente un dottorato di ricerca in francesistica.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Sì.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Sì.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Italiano, Francese, Inglese, Spagnolo, Russo.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Italiano, Francese, Inglese.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Solide basi nella storia letteraria, ma troppo carente sulla poesia del XX secolo.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Certo.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Tra i 10 e i 20 - i libri letti "per lavoro" hanno il sopravvento su quelli letti per piacere.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Critica, storia letteraria, metrica, prosodia...
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Ottimo rapporto. Prodromi fondamentali a qualsiasi esercizio letterario.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Parimenti, un ottimo rapporto. Come con tutti i classici, del resto.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    È difficile fare a meno di Montale, ma l'esercizio fondamentale è per me la lettura di Sereni, lo studio del suo lavoro sulla lingua e sul verso. Bertolucci per un'affinità di vita e per il sogno del poema. Rentocchini per prossimità geografica e per la poesia delle (e nelle) piccole cose.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Nessuna. Ne ho lette diverse, anche di buona fattura. Ma su nessuna di esse ho costruito il mio "dire" poetico. Peraltro non credo che il criterio "generazionale" (i nati negli anni '70, '80...) serva a qualcos'altro che a un mero bisogno di catalogazione.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    No.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Hanno avuto un ruolo importante una decina d'anni fa, quando mi affacciavo a questo mondo e sentivo il bisogno di documentarmi soprattutto sui miei coetanei. Ora rappresentano un valido diversivo, ma hanno perso - o così mi pare - molto della loro potenza "di rottura".
  • 19. Hai un blog?
    No.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    No.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    I grandi happening di poesia, di filosofia, etc. che godono di grande successo al giorno d'oggi non esauriscono un bisogno di poesia, soprattutto se non sono accompagnati dalla necessità di ritrovarsi soli col testo, di capire dove va a toccare la nostra (mia, tua...) particolarità. Il "ruolo pubblico" del poeta mi spaventa, poiché spesso nasconde l'assenza di poesia.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Non così da vicino. Presto più attenzione alla poesia che alle politiche culturali.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Si può sempre far meglio. Forse lavorando più sugli strumenti e sulla fruizione della poesia che non sull'"evento" poetico - che oggi mi pare dominante.