Censimento dei poeti

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Mario Fresa

Mario Fresa è nato a Salerno, dove vive, il 10 luglio 1973. I suoi testi poetici sono apparsi sulle principali riviste letterarie, tra le quali «Paragone», «Caffè Michelangiolo», «Nuovi Argomenti», «Almanacco dello Specchio».
Libri di poesia: Liaison (2002), L’uomo che sogna (2004), Alluminio (2008), Uno stupore quieto (2012). È stato incluso nell’antologia Nuovissima poesia italiana, a cura di M. Cucchi e A. Riccardi (Oscar Mondadori, 2004).
È redattore del periodico letterario «Gradiva International Journal» dell'Università di Stony Brook, New York.

E-mail: [email protected]

Sito web: www.mariofresa.com

Così noi siamo rimasti al fiume,
sulla strada confinata di carezze, nella lotta
della gioia:
nel mutamento dell’adagio si è caduti
in quell’immenso fiato e nella vaga,
trascinata bianchezza di quegli anni.

Qui mormorava il nastro della gola,
c’era l’immensa porta che inghiottiva i nostri passi,
in un istante solo;
e invece poi nessuno ha ricordato le parole
che migravano stupìte, nel cielo retrocedendo
con una dolce danza: «ma guarda
come ci succhia, adesso, guarda come
ci rinnova, questa fervida luce
respirata»

l’esile bocca disse che fu sovrano incendio
e che fu preda.



(da Alluminio, 2008)


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Ho sempre studiato in viaggio, più o meno attraverso tutta l’Italia.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    No, ma cerco di scappare ogni volta che ne ho l’occasione.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    Mai. I dialetti italiani mi deprimono quasi tutti.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Studi classici, canto lirico, pittura, laurea in letteratura italiana, qualche specializzazione.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Più o meno, sì.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    E come possono andare a braccetto, il lavoro e la poesia? La riflessione poetica non
    non è mai “produttiva”, perché non è spinta dal meccanismo di tipo pratico-utilitaristico della maggioranza delle azioni; mentre il lavoro è “utile”, e si fonda sulle ipocrite finalità di “cooperazione”; ma aderisce soltanto alla volgare prospettiva della visione capitalistica del mondo.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Greco, latino, francese, tedesco scritto. Negli ultimi tempi sto imparando anche l’italiano.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Latino, francese, tedesco.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Che cosa penso della poesia nelle scuole? Ne penso piuttosto bene, quando la insegno io.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Non sempre.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Mai contato i libri che ho letto.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Filosofia, critica musicale, critica d’arte, psicanalisi, cosmologia, teatro.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Studio da qualche anno il teatro greco e, in particolare, i suoi rapporti col mito. Molto mi ha aiutato, in ciò, la lettura di maestri come Walter Friedrich Otto, Mario Untersteiner, Mircea Eliade, Furio Jesi.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Sopra tutti ho letto Flaubert, Dostoevskij, Thomas Mann.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Amelia Rosselli, la più grande voce poetica del secondo Novecento italiano, mi ha insegnato che pensare la poesia significa erodere il linguaggio, bucarlo, interdirlo ed estrometterlo dalla comunicazione.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    "La muffa del creato" di Francesca Moccia, nata in provincia di Benevento nel 1971, e i libri di poesia, allegramente crudeli, di Simone Cattaneo (1974-2009), ora raccolti nel volume riassuntivo "Peace & Love".
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Sì, di rado e controvoglia. Le inaugurazioni delle salumerie ricevono un’affluenza notevolmente superiore alle presentazioni dei libri di poesia, soprattutto quando queste ultime sono prive di buffet.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    La rete è preziosa per le ricerche e gli approfondimenti. Non frequento molto i social network.
  • 19. Hai un blog?
    Qualcosa a metà tra un sito e un blog.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Sì, soprattutto alle cartacee, che impiegano almeno sei o sette mesi per uscire. Ogni volta che mi arriva un numero nuovo, vedo spuntare un capello grigio.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Per fortuna, no. Il mondo appartiene ai filistei, non agli artisti.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Posso indicare, come esempio, ciò che succede negli Stati Uniti o in Gran Bretagna: i poeti, lì, non ricoprono un ruolo «pubblico», ma godono, piuttosto, di un riconoscimento ufficiale. Voglio dire che sono conosciuti e studiati anche da un pubblico non specialistico, e dunque dotato di un più sviluppato senso di «apertura» rispetto a quello italiano.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Ma io non vedo nessuna politica culturale. Gli scritti e i discorsi correnti, sui quotidiani, nel web, nei luoghi di dibattito, sono continuamente gravati dalle miserie economicistiche o dalle sozzure politichesi. E poi, perché intervenire? Lasciamo agl’Italiani le loro amate specialità: le discussioni sui politici papponi, il culto delle canzonette e l'idolatria del pallone. Se le meritano.