Censimento dei poeti

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Massimiliano Bossini

Massimiliano Bossini nasce a Brescia nel 1976; oggi vive in provincia di Como. Ha pubblicato nel 2008 il libro di poesie Forcipe: se ne possono leggere stralci, note, segnalazioni e recensioni su blog e riviste. Nel 2009 ha pubblicato in Absolute Poetry i sei testi Sullo scrivere. Il trittico Motosega viene antologizzato in Poesia di strada 2010. Nel 2011 partecipa alla manifestazione culturale Invasioni con Rotazione, una serie di nuove poesie. Nel 2012 la plaquette Abbiamo identiche mani (ad oggi inedita) è selezionata al premio Mazzacurati Russo. Un estratto è pubblicato su Nazione Indiana.


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Retam

dalla tua acqua ho preso

quel senso di sete

quella intuizione di sale

-                               insistente sorvolo di arsure

che riberrei il mio stesso inizio

e calici di embrioni

di poeti futuri

 

 

 

(da Forcipe)


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Brescia.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Dal 2006 vivo in provincia di Como, a ridosso del confine con la Svizzera. Mi sono trasferito qui per ragioni affettive e per un’esigenza di rivoluzione personale.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    No. Anche se conosco molto bene il dialetto bresciano e in particolar modo lo stupefacente idioma lumezzanese, penso e scrivo la poesia soltanto in italiano. Tuttavia a volte faccio uso di espressioni o di singoli termini dialettali italianizzati.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Ho frequentato un istituto tecnico commerciale per ragionieri programmatori e in seguito ho cominciato a lavorare. Da autodidatta ho imparato il francese e l’inglese.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    No, per nulla.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Attualmente mi occupo di design per l'industria e per l'architettura, quindi la poesia c’entra ben poco se non per un certo esercizio creativo, estetico e di cura per i dettagli.
  • 7. Quali lingue conosci?
    L'inglese, il francese ed il sopracitato lumezzanese.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Leggo praticamente sempre dall’italiano.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    C'è molto da dire. Di certo non ne ho un buon ricordo. Forse ancora oggi quando i ragazzi chiedono al loro prof. di matematica a che serve studiare matematica se ognuno ha a disposizione calcolatori e calcolatrici, il prof., ancora oggi come ai miei tempi, si arrampica sugli specchi cercando una risposta se non credibile almeno non ridicola. Immaginiamoci la poesia come oggetto della domanda.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Mi interessano, ma non ne faccio incetta. Anzi ho imparato a prenderne piccole dosi alla volta, col contagocce. Temo che la poesia in gran quantità possa in un certo modo avvelenarmi e farmi del male allo spirito.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Una buona annata credo che riesca a contare una quindicina di libri.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    I restanti. Non ho particolare simpatia per la narrativa dagli anni settanta fino ad oggi. A parte ovviamente qualche eccezione. O si tratta di pregiudizio bello e buono, o il linguaggio televisivo ben radicato nella letteratura mi indispone.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Commovente.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Anche in questo caso il rapporto è ottimo. Da un paio di anni alterno gli autori russi ottocenteschi a quelli giapponesi novecenteschi. Tutti i grandi scrittori classici per diventare tali devono dire il vero anche quando se lo inventano.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Essenziali per l’avvio della mia formazione credo che siano state singole poesie piuttosto che autori, intere opere o poetiche. Comunque non posso qui non nominare Celan, Mandel'stam e Montale  per motivi che mi sembra poco producente cercare di spiegare nelle 100 e rotte battute che mi restano.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Sono particolarmente importanti, e per diversi motivi, L'ospite di Biagini, Terza persona cortese di Annovi e Cuore comune di Morresi. Naturalmente vorrei nominarne almeno una decina, anzi, ne approfitto per sottolineare che secondo me negli ultimi dieci anni i poeti sotto i quarant'anni hanno fatto, in generale, meglio dei loro coetanei di qualsiasi delle generazioni precedenti.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    No, ma se invitato a leggere in pubblico accetto sempre volentieri.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Piuttosto importante, vivace, e a volte noioso.
  • 19. Hai un blog?
    No.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    No.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Il poeta riveste già un ruolo pubblico nella società di oggi ed è sbagliato dubitare di questo o asserire il contrario. Semmai bisogna discutere dell'assoluta marginalità di questo ruolo e ci si deve interrogare a fondo sul cosa ci si potrebbe aspettare di davvero benefico da un poeta posto al centro della (autentica) attenzione di una società quale la nostra.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Mi capita di sentir dire che all’estero la poesia ha tutto un altro peso. Epperò in Italia si mangia bene.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Certo che sì. Investendo, mettendo mano coscienziosa al portafoglio, ammenttendo il valore dell'educazione culturale anche dal punto di vista squallidamente finanziario.