Censimento dei poeti

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Michela Monferrini

Michela Monferrini è nata il 06/01/1986 a Roma, dove risiede. È stata finalista ai premi Subway – Poesia 2005, Campiello Giovani 2008 e Calvino 2012. Ha pubblicato poesie su riviste e antologie, tra cui Subway – Poeti italiani underground (Il Saggiatore 2006). Ha curato Quasi un racconto (Edilet 2009) e La letteratura è un cortile di Walter Mauro (2011); è autrice di Conosco un altro mare. La Napoli e il Golfo di Raffaele La Capria (Perrone 2012). Scrive per le pagine culturali de «Gli Altri». Il suo romanzo d’esordio sarà pubblicato da Mondadori nel 2014.


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Voglio incontrarti la sera,
quando non so più dove immaginarti, pensavo
e tu a Parigi hai camminato tutto un giorno
fino a non sentirti più le gambe
a testa bassa per non riempirti la fronte di neve
come le grondaie.
Bisognava avere gli occhi dei cinesi, dicevi,
per guardare le cose in profondità,
non questi tondi che tengono le altezze
quando devi svegliarti solo
e scegliere un colore da portare sotto al nero
come un segreto nel suo giorno fortunato,
poi masticare con l’aria
l’inizio di un romanzo per tutta la mattina.
Stai seduto all’angolo con via dell’università
a guardarti le mani spalancate contro il tavolino di ferro
per vedere le tende gonfiate di vento
sotto i tetti di zinco – le lavagne degli angeli.


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Roma.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    No, sono nata e vivo a Roma.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    No, mai.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Ho studiato Lettere moderne, mi sono specializzata in Poesia italiana contemporanea e ho poi seguito un master di primo livello sulla gestione delle risorse artistiche e culturali.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Parlando del lavoro principale, con retribuzione, allora no: insegno nuoto.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    No, appunto, ma è grande fonte di ispirazione.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Il francese, e in misura minore lo spagnolo e l'inglese.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    A parte l'italiano, soltanto il francese.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Il discorso sarebbe molto lungo e merita sicuramente un livello di conoscenza dell'attuale situazione scolastica che io non posso avere, ma per quanto mi riguarda penso che nel periodo dell'istruzione elementare sia stato di fondamentale importanza avere un'insegnante che pretendeva la memorizzazione dei testi poetici che via via si affrontavano.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Sì, e le esigenze di informazione sono davvero estranee ed esterne a questo piacere.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    La poesia che "leggo", la poesia di nuova pubblicazione, forse non è molta, si parla di meno di un titolo al mese, ma la poesia che rileggo è moltissima.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Leggo narrativa italiana e straniera; poesia italiana e straniera; rileggo i classici; leggo graphic novel; libri per bambini di particolare creatività e sensibilità; seguo la saggistica su alcuni temi specifici di mio interesse (che sono comunque fondamentali fonti di ispirazione).
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Molto disordinato. Non ho studiato al liceo classico ma allo scientifico, e da questo punto di vista mi riconosco grosse lacune, ma ho recuperato alcuni autori e opere durante gli anni universitari (la poesia epica, per esempio) e comunque come lettrice, tanto che ritengo alcuni testi classici veri e propri punti di riferimento (se dovessi fare un nome su tutti: Ovidio, Eroidi).
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Li ho frequentati quando ero molto giovane (in maniera direi ordinata e metodica, forse troppo), alcuni addirittura da piccola, dunque poi ho riletto... e molto dovrei rileggere, e rileggerò ancora, sempre.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Faccio quattro nomi: Camillo Sbarbaro, Alfonso Gatto, Leonardo Sinisgalli, Vittorio Sereni. Una poesia di tono sommesso, di linguaggio semplice, di "cose", e insieme una poesia della memoria.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Vorrei dirne di più, ma:
    Il fianco dove appoggiare un figlio di Francesca Serragnoli (Raffaelli 2012); Bambino Gesù di Daniele Mencarelli (Nottetempo 2010); La coinquilina scalza di Isabella Leardini (La Vita Felice 2004).
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Non costantemente, ma è successo, come nel caso della mostra "Caro Calvino" che ho organizzato alla Casa delle Letterature di Roma con il supporto della rivista Orlando-Esplorazioni, lo scorso ottobre, per i 90 anni di Italo Calvino.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Informativo e di consultazione per quanto riguarda le uscite e i testi liberamente disponibili, ma io non sono presente sui social network, quindi è un ruolo davvero marginale.
  • 19. Hai un blog?
    No, appunto, né account Facebook, Twitter, ecc.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Sì, cartacee: collaboro con "Gli Altri" di Piero Sansonetti, L'Indice dei Libri del Mese, Nuovi Argomenti, Orlando-Esplorazioni.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    è una domanda molto complessa, soprattutto se per "pubblico" si intende anche "politico". Allora direi che evidentemente non c'è, perché non lo vedo. Vedo solo il grande sforzo che devono fare i poeti per far sì che il loro spazio non sia sempre più autoreferenziale.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Non ho le competenze e le conoscenze per rispondere, ma ho notato che la presenza di strutture dedicate alla poesia (centri di poesia contemporanea, case della poesia, case della traduzione, residenze per scrittori e poeti) che "portino" il poeta a incontrare una determinata realtà, che è quella in cui sorgono, almeno in Europa non è in nessun luogo così bassa come lo è nel nostro Paese.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Anche questa è una domanda molto complessa, ed è una domanda anche per me, che dunque non ho risposte. Credo soltanto in due strade che dovrebbero intersecarsi: inventare e fare rete.