Censimento dei poeti

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z tutti
Davide Castiglione

Davide Castiglione è nato ad Alessandria il 19/11/1985 e attualmente conduce un dottorato in poesia e stilistica a Nottingham (UK), dove risiede. Nel 2008 ha vinto al concorso «Subway» per under 35. Nel 2010 si è laureato all’Università di Pavia (tesi: Sereni traduttore di Williams). Nello stesso anno ha pubblicato Per ogni frazione (Campanotto 2010), segnalata al Premio ‘Lorenzo Montano’ 2011. È presente nell’Antologia della poesia in Piemonte e Valle d’Aosta (Puntoacapo 2012). Scrive recensioni e ha co-fondato il progetto collettivo di critica poetica www.inrealtalapoesia.com.


E-mail: [email protected]

Sito web: www.castiglionedav.altervista.org

Cookie Club

Poco su cui speculare. Una luce polverosa,

le sue provette coniche scaturite dai faretti

 

sotto il terzo          uno jeans e camicia esattamente

fascia il fianco a una ragazza persa

sotto il primo

un forse giovane, lentissimo.

Sotto il secondo, aspetta

sotto il terzo        ora lui fa scattare il polso (così dietro

al bancone verrà deterso il fondo dei bicchieri?)

sotto il terzo           ora lei è provata, ma non se ne cura o supporlo è idealista.

 

Vediamo altri singoli sopra divani bianco sporco

una rarefazione di arredamento      design da archeologia

del futuribile. Decibel e dimenarsi sulla pista sì,

ma sembra più una concessione dello sfondo.

 

Sotto il secondo... ci

saremo noi due, a giudicare

dai tanti occhi che non abbiamo incrociato. Stai pensando al mattino,

al sole esattamente qui – lo sto pensando che filtra

severissimo sulle pertiche,

sull’assenza più oggettiva delle terze

persone singolari      sulle folgorazioni in fatto

di cosa si è avvilito entrando, e dopo.

 

(2012, inedito)


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Pavia (2005-2009), ora (dal 2011) Nottingham.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?

    Sì, a Nottingham (UK). Motivo contigente: per un dottorato di ricerca. Motivo esistenziale:  perché non sono mai riuscito a far mia la dimensione provinciale dalla quale provengo.

  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?

    No, purtroppo: uno dei miei genitori si è trasferito in Piemonte prima che nascessi, e in casa non si è mai parlato né piemontese né siciliano. Devo accontentarmi di un italiano impoverito.

  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    A Pavia ho studiato lingue (inglese, spagnolo, ungherese) e letterature straniere. Il corso comunque comprendeva molti altri esami a scelta di cultura generale (antropologia, psicologia sociale, storia...)
    Ora svolgo un dottorato nel dipartimento d'inglese, con una tesi interdisciplinare che intreccia linguistica, critica letteraria, teoria letteraria, e psicologia cognitiva.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Per adesso sì, dato che svolgo un dottorato. In futuro vedremo: spero proprio di poter insegnare e fare ricerca, o di lavorare come consulente editoriale.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    La mia tesi si concentra sulla nozione della difficoltà nella poesia modernista e postmodernista. Quindi sì, ha a che fare con la mia scrittura nel senso che mi espone al linguaggio poetico, che cerco di investigare. Non sono tuttavia sicuro che una delle tue attività faccia bene all'altra, quindi ricerco o scrivo “a doppio regime”.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Inglese, spagnolo, un po' di ungherese e di francese.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Inglese, spagnolo, francese. Con l'ungherese ho bisogno di rileggere più volte e di tradurre poi in italiano, ma l'ho già fatto come utile esercizio di lingua e stile in passato.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Ricordo che, quando facevo il liceo, ci si fermava alla triade Montale-Ungaretti-Saba, e anche quella era fatta in fretta e furia nelle ultime settimane. Il problema non è tanto o solo l'insegnante, ma la rigidità dei programmi scolastici a cui l'insegnante deve attenersi. Detto questo, sono sicuro che esistono anche buone antologie e insegnanti illuminati sotto questo aspetto. Però vorrei che la poesia, e le humanities in generale, vengano insegnate come qualcosa di più concreto, magari calato in un contesto di saperi applicati.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Più no che sì. Ne leggo abbastanza, per una sorta di volontà o dovere critico (giurato a un premio, recensore, libri inviatimi...) ma nel 95 % dei casi ho la sensazione quasi fisica di perdere tempo e infastidirmi.  Il problema un po' riguarda l'auto-impormi delle letture, un po' effettivamente le mie esigenze sempre più alte.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Probabilmente una ventina di libri editi all'anno, ma soprattutto mi piace tornare su una manciata di autori che non smettono di parlarmi (Montale, Sereni, De Angelis, Fortini, Stevens, Giovenale, De Alberti).
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Saggistica (specialmente linguistica teorica e critica letteraria), mentre fatico molto coi romanzi.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Purtroppo ne so molto poco, avendo frequentato il liceo scientifico e non avendo seguito corsi appositi all'università. Quel poco che probabilmente si è fatto mio mi sarà arrivato per via indiretta (per es. la grecità di De Angelis). È una lacuna a cui vorrei rimediare, ne avessi il tempo materiale.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Credo che i classici dell'Ottocento non abbiano lasciato segni diretti sulla mia scrittura da una decina di anni a questa parte. Non li ho letti neppure tanto, se si escludono Baudelaire e Rimbaud nell'adolescenza, qualcosa di Pascoli e Carducci. Novecento: i nomi che mi sono entrati di più sono Montale, Sereni, Fortini, Eliot, Stevens, Williams. Poi ho letto ovviamente Giudici, Zanzotto, Luzi ecc., ma senza lo stesso rispecchiamento.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Come detto più in alto: Montale, Sereni, Fortini, De Angelis, Giovenale, Stevens. C'è un motivo diverso per ciascuno di questi autori: in genere mi colpiscono la precisione espressiva, il rigore intellettuale, la capacità di dire cose “di peso”, la spinta a una trascendenza senza addobbi neo-orfici, e anche (soprattutto in Sereni) quella di un verso tremante ma estremamente vivo.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Di quelle lette, "Basta che io non ci sia" di Andrea De Alberti e "Ius" di Erika Crosara. Poi ci sarebbe "Criterio dei vetri" di Giovenale, anche se nato un anno prima dei '70.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    L'ho fatto per alcuni mesi a Pavia, con le letture "Poesie al tavolino" che ora porta avanti l'amico e poeta Dario Bertini. Qui dall'Inghilterra non faccio molto sotto questo aspetto: preferisco il mestiere di critico, il dibattito mirato o lo scambio privato, piuttosto che la lettura pubblica.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Offrono un buon panorama di partenza e un bacino di informazioni utili (nuove uscite, recensioni), e permettono al proprio operato, sia critico sia poetico, di raggiungere un bacino più vasto. L’aspetto negativo è che sono anche distraenti, e mi rendo sempre più conto che una buona poesia nasce in silenzio, lontano dai rumori di fondo.
  • 19. Hai un blog?
    Sì, www.castiglionedav.altervista.org
    Raccoglie una scelta di mie poesie e traduzioni, ma lo uso soprattutto per fini di critica e per segnalare eventi di cui sono a conoscenza.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Collaboro con "Officina Poesia" di "Nuovi Argomenti", con "CriticaLetteraria", e ho co-fondato il sito di critica poetica "In realta', la poesia" (www.inrealtalapoesia.com)
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    La questione è complessa, ma non credo che un ruolo pubblico faccia necessariamente bene all'arte poetica. Se si riuscisse a trovare, promuovendolo a livello locale, dovrebbe davvero essere un ruolo “pubblico”, nel senso di “al servizio della comunità” anziché “pubblicamente riconosciuto”. Il ruolo pubblico uno (poeta o meno) dovrebbe guadagnarselo sul campo, con la stima e il supporto delle persone intorno.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Sì, quella inglese. Non credo che i poeti qui abbiano un ruolo pubblico effettivo (e, come detto, non credo sia sempre cosa auspicabile per il bene della scrittura), però le persone che vanno a sentire i poeti pagano un biglietto, come farebbero andando al museo o al teatro. È una questione più vasta di civiltà, il comportamento e lo status dei poeti sono una semplice conseguenza di questa situazione.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Tutto è fattibile. Non ho risposte brevi né alla mano, e non sono un politico; penso che da questo punto di vista i poeti dovrebbero imparare con umiltà da chi lavora nelle amministrazioni. Un poeta può limitarsi a proporre contenuti validi, senza dimenticarsi mai della realtà più ampia intorno e delle esigenze che questa comporta.