Censimento dei poeti

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Menotti Lerro

Menotti Lerro è nato a Omignano (SA) il 22-02-1980, vive a Milano.
Pubblicista e docente (istituti superiori e università). Libri di poesia: Ceppi incerti, Senza cielo, Primavera, Gli occhi sul tempo, I Dieci Comandamenti, Profumi d’Estate, Il mio bambino, Nel nome del Padre, Gli anni di Cristo. Prosa: Augusto Orrel, Il diario di Mary, Fuga da Orrel. Saggi: Essays on the Body, L’io lirico nella poesia autobiografica, La tela del poeta, Raccontarsi in versi. Sue poesie sono apparse su: “Nuovi Argomenti”, “Gradiva”, “Poesia”. Nel 2011 in Inghilterra è uscito il volume The Poetry of Menotti Lerro.

E-mail: [email protected]

Sito web: http://redgloo.sse.reading.ac.uk/lfr07ml/weblog/

                                                                        Questa scrittura si applica non solo a
                                                                        un antico re, ma anche a quell’angelo
                                                                        (un cherubino), che divenne ribelle.

                                                                        Ezechiele 28:11



Pieno di sapienza e perfetto in bellezza

giacevi al sole dell’estate nel giardino di tuo padre.

Il tuo volto era un giglio, il tuo corpo rubino, onice e giada.

D’oro l’opera dei tuoi castoni e degli incastri.

Tutto ti aveva il creato donato.

Poi fu la notte, le ombre scesero dalla botola segreta,

riversarono fiele nel tuo orecchio, profanarono la casa

e il velo della sposa, sbriciolarono il corallo e la rosa. 


I mesi nella caverna furono lunghi, rifiutammo l’oro,

cercando le radici della vita e della vendetta.

Ma un giorno la mente stretta dai suoi tarli cadde al suolo.

Da allora, tra quelle rocce, ti ritrovasti cavaliere,

ed io al tuo fianco, inseparabile scudiere.


Quando partimmo ti raccontò di come

avremmo fatto giustizia. Terre e castelli, oro e alloro.

“È solo un pazzo!” dicesti disperata

sulla porta, “Non avrete niente!” 

“È vero, madre, ma quanto è bello sperare!”

risposi, mentre lui infilava nei calzoni

una spada arrugginita e storta. 


I prati morivano sotto ai nostri piedi.

Cademmo da cavallo e non mangiammo

per secoli interi. Poi, senza forze, attaccammo

il loro reggimento, milioni di ombre,

lo squadrone dei mulini a vento.

Prigionieri, infine, dopo averne uccise cento.  


“Alla gogna, alla gogna”, gridò l’imperatore.

“Lo scherno cadrà su questi folli malfattori!”

Che ci guardino i re della terra e dei cieli e ci giustizino,

sia cenere il corpo, muschio la mente. Non abbiamo più paura.