Censimento dei poeti

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Simone Di Biasio

Simone Di Biasio è nato a Fondi, in provincia di Latina, il 25 Luglio del 1988. Laureato in Comunicazione a “La Sapienza” di Roma, è giornalista pubblicista e lavora come ufficio stampa per eventi ed Enti pubblici e privati. È tra i fondatori dell’Associazione “Libero de Libero” e riveste la carica di Presidente.

È stato tra i premiati del Concorso internazionale di poesia “Castello di Duino” e a Trieste ha stretto amicizia con Titos Patrikios. Nel 2011 ha vinto il Premio di Poesia “E. Cantone” a Savignano sul Rubicone e dallo stesso anno è ospite di “Educare alla bellezza” di Davide Rondoni. A luglio 2013 è stato invitato a “Parco Poesia” a Rimini da Isabella Leardini, Festival dedicato ai giovani poeti degli Anni Ottanta e Novanta.

“Assenti ingiustificati” (EdiLet) è il suo primo libro di poesie battezzato da Claudio Damiani che lo ha scelto a Febbraio 2013 tra i vincitori del Premio “I Tredici” del Centro di Poesia di Roma in Campidoglio.


Assenti ingiustificati

Adesso sono tutti bravi,

sono bravi tutti

con la bacchetta

a spiegare i condizionali

i periodi ipotetici di morte

le teorie, che sono regola.


Ma gli uomini non sono bravi,

non sono affatto bravi,

sono eterni ripetenti.

Bisognerebbe bocciarli tutti alle elementari,

bocciarli tutti nelle cose elementari

le medie le potranno pure passare,

per non parlare delle superiori

delle cose superiori,

nessuno dovrebbe essere laureato

neppure gli dei lo erano

(non ricordo che Zeus

avesse discusso una tesi in cosmologia)

qui l’unica pluridecorata è la natura

che impartisce lezioni

a scolari distratti

e assenti ingiustificati.



Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Fino alla maturità classica a Fondi, mia città natale, poi a Roma per conseguire la laurea in Comunicazione a "La Sapienza" di Roma.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Vivo sempre a Fondi, in provincia di Latina. Non ho mai voluto trasferrirmi a Roma perchè i costi dell'Università sarebbero quintuplicati e avrebbero gravato completamente sulla mia famiglia. Ho preferito il pendolarismo alla vira romana: certo, non senza qualche pentimento...
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    Sì. Ho degli inediti in dialetto fondano che per la prima volta ho letto in pubblico a Rimini a Parco Poesia. La Leardini mi chiese espressamente le poesie in vernacolo ed io accettai, seppure dubbioso: devo darle il merito di aver attratto l'attenzione di molti che, in quel caso, la definirono addirittura un "napoletano letterario".
    Rileggendo la prima poesia in dialetto piansi.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Come detto, dopo la maturità classica, mi sono laureato in Scienze della Comunicazione a "La Sapienza" di Roma con il massimo dei voti. La mia tesi verteva sui casi di infotainment della televisione italiana e recava il titolo: 2Il virus dell'informazione. Il caso H1N1 nell'infotainment televisivo".
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Direi assolutamente di sì. Sebbene non abbia un lavoro fisso, lavoro nel settore della comunicazione. Dunque lavoro nella vastità: mi chiedono di presentare eventi mondani (o di moda), ma anche libri; curo l'ufficio stampa di eventi ed Enti.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    La poesia mi ha fatto odiare il giornalismo. In compenso il giornalismo mi ha fatto amare la poesia.
    Non riesco più a scrivere serenamente articoli di cronaca, mi paiono tutti già dettati. In questo sono agevolato dall'essere "freelance" (una maniera elegante di definire i precari), nel senso che posso scegliere cosa e per chi scrivere. Ho iniziato una collaborazione con "Atelier".
  • 7. Quali lingue conosci?
    Inglese, francese, spagnolo.
    Devo aggiungere anche italiano e fondano?
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Italiano, nel 90% dei casi.
    Poi le lingue di cui sopra.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Che è controproducente. Non te la fanno amare, te la fanno odiare. La poesia è solo "L'infinito" di Leopardi imparata a memoria, è solo La Divina Commedia resa incomprensibile e come un sogno spezzettato. I poeti sono tutti morti, l'ultimo studiato è Ungaretti, al massimo Saba. Tutti a cercare le figure retoriche, i settenari: nessuno a trovare l'essenza. Perchè s'è sempre scritta poesia?
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Certamente. anzi, leggo troppi pochi romanzi, forse. Credo che dopo la poesia venga la saggistica, non sapre bene perchè. Su 10 libri acquistati, 6 sono di versi, 2 storici o di saggi, 2 in prosa.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Mai quantificato. Forse 40 libri di poesia all'anno. Pochi?
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Già risposto. Comunque specifico che i libri che si occupano di storia o di attualità mi incuriosiscono parecchio.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    In questo questionario posso e voglio essere sincero. Nutro profonda passione per la letteratura greca e latina, ma nonostante la formazione classica, mi rendo conto di possedere numerose lacune da colmare. Non conosco abbastanza la tragedia greca e me ne rammarico ogni giorno, mi appassiona il mito.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Di sicuro un rapporto più carnale, nel senso di vincinanza fisico-temporale. In particolare i classici del Novecento rappresentano una solida base per costruirmi.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Libero de Libero, poeta della mia terra, al quale ho dedicato un'associazione culturale e dedico tutt'ora ammirazione e studio.
    Giuseppe Ungaretti, per avermi insegnato la guerra.
    Umberto Saba, che mi ha parlato di poesia e di rime cuore/amore possibili.
    Gabriele D'Annunzio, perchè mi ha insegnato la musica.
    Claudio Damiani, che amo: mi ha aperto un balcone con vista sulla poesia contemporanea.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Domanda impegnativa per me.
    Stelvio Di Spigno con "Mattinale".
    Pierluigi Cappello, un dono anche con "Azzurro elementare".
    Metto anche Daniele Campanari con "Giocatore di whisky bevitore di poker" e il prossimo "In guerra non ci sono mai stato" per un motivo: siamo grandi amici e la sua poesia bukowskiana non mi appassionava; i suoi versi hanno toccato i miei, imprimendo una nuova direzione.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Moltissimo. Co nl'Associazione de Libero portiamo i poeti contemporanei a scuola e lasciamo che siano gli studenti ad interagire. A metà giugno organizzeremo la I edizione di un Festival di Poesia contemporanea a Fondi e andremo a premiare i vincitori del Concorso "Solstizio", sempre da un'idea della nostra associazione.
    Con cadenza mensile presentazioni di libri ed altri minifestival letterari
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Direi fondamentale. E' quasi una missione: la poesia è vivissima, ma va ricordato ogni giorno. Anche sui social. Magari anche in maniera irriverente,provocatoria: il fine è quello di attirare nuovi lettori, nuovi seguaci, presto amanti.
  • 19. Hai un blog?
    http://giornalismopo-etico.blogspot.it/
    Dovrei aggiornarlo di più...
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Moltissime.
    Con Atelier (già detto), con Reader's Bench (www.readers-bench.com, con Wall Street International Magazine. Molti siti/blog/riviste online me li dimentico sicuramente.
    Col cartaceo collaboro con "Leggere Tutti", alcuni periodici locali... Tutto regolarmente gratis.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Se per ruolo pubblico intendiamo anche una connotazione politica della poesia, dico sì. Forse mai come ora. Prima era tutto ideologia - Pasolini ha scritto anche poesie civili orribili accanto ad altre meravigliose - adesso c'è spazio per idee, per sostituire ai linguaggi la parola. Non parlo di Ennio Cavalli: che bello quando scrive della sua compagna, che orrore quando si occupa dell'Italia...
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Conosco un poco solo la situazione di alcuni paesi dell'area araba, dove la poesia è trasmessa in tv e le finali di poetry slam hanno un pubblico da prime time.
    Ho conosciuto Umeed Ali,poeta pakistano al quale mi lega una stretta amicizia: mi ha raccontato di come sia venerato nel suo Paese (seppur pagato miseramente), di come sia diventato famoso grazie proprio a un'ode ispirata a Benazir Bhutto
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Non saprei rispondere, la questione è troppo complessa. Prima bisognerebbe intervenire sul sistema delle case editrici. Inutile farsi pubblicare poesia da aziende (piccolissime, grandissime o medie), se non leggono nemmeno un verso di quanto andranno a (non) vendere.
    Dovrei parlarvi dei finanziamenti scarsi o assenti? No no, non serve.