Censimento dei poeti

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Andrea Italiano

Anche togliere una virgola

uno starnuto dal discorso

da quelle origini che non conosci

una via anziché un’altra

questione di centimetri

e la catena salta, la vita prende altre direzioni

da biondo a bruno

da ricco a povero

da vivo a morto e non sei più tu

nel tuo stesso nome ti ritrovi straniero


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Dopo aver conseguito la maturità presso il liceo classico "L. Valli" della mia città, Barcellona Pozzo di Gotto, mi sono iscritto al DAMS di Cosenza, prima, e di Palermo poi. Qui mi sono laureato.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Vivo ancora a Barcellona Pozzo di Gotto.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    Mi sono cimentato in piccoli componimenti nel dialetto barcellonese, che è una variante messinese della lingua siciliana. Tuttavia queste poesie rappresentano un momento extra-vagante rispetto alla mia produzione generale. Invece ho spesso inserito termini dialettali (ma pure provenienti da altre lingue) nelle mie poesie, specie nella prima plaquette "Guerra alla tonnara".
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Sono laureato in "discipline artistiche musica e spettacolo", indirizzo specialistico Arte. Ho studiato soprattutto storia dell'arte ma anche altre materie "umanistiche", spaziando dalla letteratura italiana alla filosofia estetica.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Assolutamente no.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Faccio un lavoro grazie al quale incontro, attraversandola, una gran fetta della società nella quale vivo. Questo lavoro mi serve quale osservatorio privilegiato sull'umanità che mi circonda, dandomi spunti per impostare la mia visione del mondo e dunque la mia poetica. Il mio lavoro aumenta il mio nichilismo e la cosa non mi dispiace.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Italiano, chiaramente il siciliano, e in maniera scolastica il francese e l'inglese.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Italiana.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Penso che sia enormemente inutile. Inutile come la scuola italiana così come è andata diventando negli ultimi decenni.Unica cosa che si dovrebbe trasmettere nelle scuole è il senso del vivere poetico (e quantomeno il nome di qualche poeta). Tutto il resto, se dovrà venire, verrà da solo. Ma per tutto questo servirebbero "poeti", noi abbiamo solo "professori".
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Certo.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Sono passato dai 50 libri circa degli anni 1999-2000 ai 10-15 del 2013.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Saggistica d'arte, saggistica di esoterismo, romanzi di forte impatto realistico.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Mi sono formato soprattutto sulla letteratura greca (i cosiddetti "lirici greci" tradotti da Quasimodo). Nelle mie prime prove, forti sono i rimaneggiamenti e i modelli desunti dalla poesia di Archiloco. D'altronde, vivendo in Sicilia, vicino la città greca di Tindarys, e frequentando spesso Siracusa, il senso greco della natura è stato in me molto forte, soprattutto nella tarda adolescenza.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    L'ottocento verista italiano, i narratori russi dell'Ottocento: sono i miei romanzi di formazione. Il Novecento lo leggo senza nessuna predilezione particolare, anche se sento forte la necessità di confrontarmi soprattutto con gli italiani. Due romanzi mi sono rimasti dentro: "La Pelle" di Malaparte e "Il Gattopardo" di Tomasi.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Dapprima ho iniziato a lasciarmi sedurre dall'ermetismo di Quasimodo, passando poi alla poesia più piana e sensuale di Neruda. Ho recuperato il leopardismo filtrandolo attraverso la lettura di Montale, ma per tono e impostazione della voce, mi sento molto vicino a Bartolo Cattafi, non a caso mio concittadino.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Ho letto con vivo interesse: "Qualunque sia il Nome" di Pierre Lepori(anche se il poeta è del '68), "Ospiti" di Paolo Maccari, "Per ogni frazione" di Davide Castiglione.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Sono il presidente alla locale associazione Pro Loco con la quale mi occupo (anche) di presentare libri di poesia di autori locali e di incentivare gli incontri nei quali vengano lette poesie (e brani in genere) di autori classici e/o contemporanei del panorama italiano.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Praticamente nullo, mi servo di internet solo per acquistare i libri o per cercare i nomi dei poeti che mi interessano. I social li uso solo per comunicare con altri poeti.
  • 19. Hai un blog?
    Ho avuto in passato blog di natura generale o di storia dell'arte in particolare ma da qualche anno a questa parte ho sospeso la pubblicazione.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Fino a qualche anno fa collaboravo con riviste di varia natura culturale. Attualmente ho sospeso ogni collaborazione.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Il poeta sussiste solo se assimilabile al personaggio televisivo. Altrimenti ha un ruolo societario tendente allo zero. In ogni modo credo che dovrebbe esserci un ruolo per il poeta nella società di oggi, anche se mi sfuggono i contorni precisi di questo ruolo.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Non me ne preoccupo. Scrivo, quando riesco a scrivere qualcosa, esattamente come quello che scrive un messaggio nella bottiglia e poi lo getta in mare sperando che qualcuno, un giorno, lo raccolga. Io spero che qualcuno un giorno raccolga i miei messaggi, lo spero soltanto. Sostanzialmente del ruolo pubblico del poeta me ne importa poco (a prescindere delle latitudini).
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Qualsiasi intervento imposto dall'alto è violento, non condiviso e sostanzialmente sterile. Bisogna sentire il bisogno della poesia, e dunque della bellezza a tutto tondo, ma in questo mondo si sente solo il bisogno di "mangiare". Amen.