Censimento dei poeti

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z tutti
Fabio Donalisio

Fabio Donalisio è nato nel '77 a Savigliano, in fondo alla provincia Granda. Poeta. La sua ultima raccolta, la pratica del ritorno, è uscita sull'XI Quaderno di poesia contemporanea (Marcos y Marcos). Cura le pagine dei libri di Blowup e scrive su Rolling Stone, Pulp et caetera. Vive e lavora, il meno possibile, a Roma.


riguardo a

né accetto né lamento

sto, io – lo dico, senza orgoglio né

diminuzione – imbeato

nel controvento, tengo la terra

la guerra, una sorta di posizione,

camminante però, e sottile

come un foglio

scrivo (continuo) e quindi ci mento

costruisco e poi ci svento

in forma pubblica perchè privata


e sì, ne risento. ma come sente

un apostata, un pirata


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Torino, Roma e Bologna.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Sì. Alternare provincia e città è una pratica sana.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    Ho fatto dei tentativi, ancora non a fuoco, con il piemontese.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Lettere classiche, laurea in retorica.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Se avessi un lavoro, forse.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Per fortuna no. La ritengo una circostanza potenzialmente nociva per la scrittura.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Inglese, piemontese.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Inglese, piemontese, occitano, latino.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Che leggere (con la voce) poesia a scuola fa brillare gli occhi. Che i ragazzi sono meravigliosamente affamati, molto più di quanto ad alcuni piaccia (e serva) credere.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Leggo solo per piacere, e per necessità. Nonostante il contesto in cui mi trovo a vivere, non ritengo l'informazione un dovere a prescindere.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Di libri? Troppi.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Quelli che hanno qualcosa da dire e non hanno timori nel farlo.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Vivo.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Dopo anni di bagnomaria nel secondo Novecento, in questo momento mi interessa più il prebellico, e il contemporaneo. Con eccezioni, ovvio.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Uno su tutti, Giorgio Caproni. Una scoperta colpevolmente tardiva: Bartolo Cattafi.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    E' troppo presto per dire quali siano i titoli fondamentali nel segmento di tempo indicato. Ne ho letti molti. Ne cito solo uno: "Macello", di Ivano Ferrari. Anche se è nato prima.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Ne scrivo, quando posso. La leggo alle persone, quando riesco.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Di strumento, quale è. E certamente non neutro.
  • 19. Hai un blog?
    Sì, ma sono solo canzonette. Le uniche parole scritte sono i titoli dei dischi.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Sì, entrambe.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Lo spazio c'è sempre. Il problema è come viene utilizzato. E da chi.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Non a fondo, anche se i racconti e gli aneddoti non mancano. Credo però sia qui, in questa lingua, che si debba fare un po' di "battaglia soda", far (tra)ballare insieme Machiavelli e l'anarchia. Lo diceva anche un tal Blutarsky in un film che ha un anno meno di me. Ma sto divagando.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    La scrittura, quella necessaria, è necessariamente "politica".