Censimento dei poeti

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z tutti
Gabriel Del Sarto

Gabriel Del Sarto, nato a Ronchi (Massa) il 3 giugno 1972, ha pubblicato le raccolte poetiche I viali (2003, Atelier) e Sul vuoto (2011, Transeuropa), ed è presente in diverse antologie fra cui L’opera comune (Atelier, 1999) e Nuovissima poesia italiana (Mondadori, 2004). Per Transeuropa ha ideato la collana Fuori commercio diretta da Massimo Gezzi, Mario Benedetti, Fabio Pusterla e Francesco Scarabicchi.  È autore di saggi sull’uso e il senso della narrazione nelle pratiche di formazione, fra cui Raccontare storie (con F. Batini, 2007, Carocci) e In un inizio di mattina (2012, Transeuropa).

E-mail: [email protected]

Sito web: www.gabrieldelsarto.com

Il senso

Il senso era qui, luminoso

e perduto, nell’attenzione improvvisa

dei tuoi occhi mentre mi parlavi

di lui, del tuo sognare la sua morte

mentre accadeva. Eri qui. Lo sguardo

su te ora è sul vuoto e quella sedia

è come morte, altra morte ancora.

Siamo questa speranza

trafitta dalla cenere dopo la luce

di un gesto, come se avesse questa tua pazienza

ogni storia, o differenza, che sapevi

e raccontavi: così ascoltare era come

assaporare il tessuto che mi lega

al dolore di un padre e di un figlio.

 

Il resto, le guerre, è lontano da qui

e viviamo in un mondo ovvio,

che non si cura di noi, e lo chiamiamo

casa. Ma anche stasera dopo il pasto dopo

il cartone animato, i popcorn caramellati,

soffrire fonda la serietà della vita. Sono

gli infiniti che si raccolgono

nel sonno dei miei figli, sonde e respiri.

 

E non so quale notte poi,

dolce e infinita forse, è la forma

del racconto che da oggi ti comprende.

Se quel vento è intimità che salva.

Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Dopo il liceo della mia città (Massa), ho frequentato la facoltà di Lettere dell'Università di Pisa. In anni successivi ho poi compiuti studi post lauream presso L'università Pontificia salesiana di Venezia, presso la loro facoltà di psicologia, con riferimento alla psicologia dell'orientamento. I corsi successivi hanno seguito questo filone, avendo abbandonato gli studi inerenti le lettere.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    No, a parte brevi periodi, per motivi di studio o professionali, ho sempre vissuto nella mia terra natale.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    No, i miei parlano ad oggi in dialetto solo fra loro, per me l'italiano è la sola lingua madre. Capisco il dialetto, ogni tanto mi diverto ad usarlo nella parlata, più per imitazione che per adesione interiore.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    La prima fase della mia vita è stata rivolta agli studi umanistici, con attenzione alla letteratura contemporanea e alla filosofia (Facoltà di Lettere e Filosofia). Poi, spinto anche da motivi professionali (ho iniziato a lavorare ben prima di laurearmi), ho diretto i miei interessi alla psicologia del lavoro, all'orientamento, all'educazione degli adulti e, infine, alla PNL.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    In parte sì. Occupandomi di Orientamento narrativo e formazione tramite lo storytelling, tutto ciò che ho studiato all'interno degli esami di italianistica (in particolare la Teoria della Letteratura con Remo Ceserani) è stato per me decisivo. Non svolgo, però, un'attività tradizionalmente assimilata ai miei studi.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Dal momento che mescolo tutto ciò che faccio, mi capita di leggere e usare poesie (anche mie) nei mie programmi formativi per adulti. Curo anche corsi e laboratori di scrittura creativa. Questa è quella parte del mio lavoro che mi tiene in contatto con l'attività di poeta. Esiste tutta un'altra parte che ne è interessata solo indirettamente.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Solo la mia lingua madre. Il resto sono brandelli di conoscenza superficiale.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Un po' all'inglese, ma con grande difficoltà. Mi aiuto con traduzioni che poi modifico.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Cosa si può pensarne se non che è deleterio? Quando mi capita di fare supplenze a scuola cerco sempre di fare, anche attraverso metodologie partecipative, un collegamento fra parola e vita. Intendendo non la vita in astratto, ma quella delle persone che ho davanti. Poi si può passare a leggere dei versi dando loro un senso non banale.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Al di là delle esigenze di informazione, che mi portano a leggere o sfogliare poesia, mi limito a selezionare, anche grazie a amici e colleghi, pochi libri l'anno. Rileggo spesso pochi poeti, quasi tutti italiani: Bacchini, Benedetti, De Angelis, Mazzoni, Anedda, Sereni per citare i primi che mi vengono in mente. Questi autori e pochi altri mi danno piacere e li leggo con gusto.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Tolti i motivi legati all'aggiornamento, leggo co piacere non più di 2/3 libri l'anno. Se conto tutti i libro cui mi accosto il numero può essere 10 volte superiore. Se ne pubblicano molti infatti.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Prevalentemente saggi di teologia o inerenti il mio mondo professionale, la formazione e l'orientamento. Poi amo leggere romanzi, in particolare di scrittori americani o comunque di lingua inglese. Sono influenzato da Coetzee, McCarthy e De Lillo, ma amo molto anche Carver e la Munro e in genere gli scrittori di short stories (come il superbo David Means o Pancake).
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Ho studiato piuttosto bene, anche se molti anni fa, la poesia latina. Mi ero appassionato alla metrica e concordai per l'esame di latino un intenso programma di studi tutto centrato sulla poesia e sui vari metri. Fu uno studio duro, che penso mi abbia lasciato qualcosa in termini di orecchio. Per certe cose somigliava allo studio del basso elettrico. Da allora ho quasi smesso di leggere i classici
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    L'Ottocento per me è Leopardi e Tolstoj. Il Novecento invece è ricco di nomi e opere che amo e che mi parlano. Da Montale, per Sereni fino a Mazzoni (che considero un futuro classico), nella poesia italiana. E la grande letteratura americana. E poi Eliot. Non amo invece Proust e un po' tutta la letteratura francese. Questione di gusti e di rapporto con la morte, forse.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Montale prima di tutti, per il suo lavoro sulla lingua. Ho studiato con passione Montale, ho cercato anche di capire il suo metodo di lavoro. Poi Zanzotto, ma il poeta che mi ha influenzato in modo decisivo è stato il Bacchini di Visi e foglie. Un'opera straordinaria. Poi, solo dopo, è arrivato Sereni. Infine ci sono dei contemporanei, quali Mazzoni, Gezzi, Benedetti o Testa per dirne alcuni.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Non ho dubbi, ma con una licenza. Mazzoni è del '67, ma i Mondi è la prima. Se non conta saranno solo due: L'attimo dopo di Gezzi e La divisione della gioia di Testa. Mi piacerebbe ricordare anche tutta la collana Parsifal di Atelier, a suo modo è stata una palestra vera, con opere importanti al di là dei miei gusti.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Partecipo come volontario al circolo LaAV (letture ad alta voce) della mia città (è un progetto nazionale ideato da un collega) e svolgo regolarmente corsi di scrittura creativa, per bambini e adulti. Con la casa editrice Transeuropa, di cui sono socio di minoranza, organizzo presentazioni e incontri pubblici, in cui la letteratura è una delle protagoniste, spesso non la sola.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Per certi versi decisivo. Mi servono per stare informato sulle uscite e costituiscono l'unica fonte di letture critiche. Non compro più né riviste né saggi, se non segnalati in rete. Sono anche un canale privilegiato di confronto (anche se raro) con amici e colleghi.
  • 19. Hai un blog?
    No. Ho un sito statico, che uso prevalentemente per motivi professionali (consulenza).
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Inizierò a breve una collaborazione con Filippo Davoli e la sua rivista, ma mi occuperò di Storytelling, non di poesia.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Non credo. Un ruolo pubblico te lo assegnano gli altri e non mi pare ci sia interesse o motivo di darne uno a chi scrive versi. Fortunatamente, direi.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Non direttamente.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Sì, certo, ma la risposta è troppo impegnativa per 400 caratteri. Dico solo: partiamo dalla scuola, eliminiamo ogni dogma legato alla vecchia idea di programma, poi affrontiamo senza paura le frontiere della comunicazione umana. Serve un'alfabetizzazione delle tecnologie primarie che riguardano le competenze sociali. Poi torniamo alla letteratura, anzi mescoliamola a quelle tecnologie.