Censimento dei poeti

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Carla Saracino

Carla Saracino è nata a Maruggio, in Puglia, nel marzo del 1980.
Sue poesie sono apparse su varie riviste tra cui: Nuovi Argomenti (Mondadori), l'immaginazione (Manni) e l'Almanacco dello Specchio 2010-2011 (Mondadori).
Ha scritto I milioni di luoghi (Lietocolle 2007, Premio Saba opera prima), La Sposa Barocca (AA.VV. Lietocolle 2010) e due libri per bambini, 14 fiabe ai 4 venti (Lupo 2009) e Gli orologi del paese di Zaulù (Lupo 2012). Scrive per la rivista letteraria Le Voci della Luna.
Vive e insegna a Milano.

Cercare il cuore del secolo nelle case

abbandonate del materano, un pomeriggio,

mentre l’erba stipa sotto terra l’annuncio

del tempo che non vedrai.

Essere nella fiamma del camino d’un albergo

senza bellezza

e fumare il gelo sulle labbra alla fastidiosa cerimonia

della cena.

Essere in tanti dentro se stessi, una volta sola negli altri.



Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Nel Salento, a Lecce.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Vivo a Milano per motivi di lavoro.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    Non ho mai scritto poesie dialettali, non le ho mai sentite possibili per me.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Ho intrapreso studi umanistici, mi sono laureata in Lettere moderne con una tesi sull'opera critica di Antonio Prete e poi ho approfondito la poesia contemporanea italiana.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Lavoro nella scuola. In linea teorica dovrei rispondere che c'è attinenza, ma in realtà le cose sono diverse. La scuola italiana, attualmente, è anni luce lontana da un'idea solida e affidabile di Letteratura o di acquisizione di uno spirito critico sul mondo. Direi che è il luogo della non-Letteratura, in tutti i sensi, a partire dalla maggioranza delle personalità che vi si incontrano.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    A scuola cerco di incrementare l'attenzione verso la poesia. Con i ragazzi è facile, anche divertente, loro sono delle persone animate, tese, potenti. Il difficile è con i docenti, spesso interpreti di una visione banale e insensatamente scettica della Letteratura. Creare degli eventi innovativi o tentare uno sradicamento dai dogmi delle antologie a scuola è come cavare acqua da una pietra.
  • 7. Quali lingue conosci?
    L'Inglese, ma non mi piace e non sopporto il suo essere ovunque.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Alla lingua spagnola, greca, rumena.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Credo che una scuola degna di questo nome dovrebbe contemplare un programma incentrato sulla poesia. Addirittura penso che dovrebbe essere istituita una cattedra di Poesia, ma se ti permetti di elaborare questa ipotesi i casi sono due: o ti ridono in faccia, commiserandoti dopo, oppure ti accusano di vecchiezza. Entrambe le reazioni sono profondamente avvilenti perché pregiudicanti, limitate.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Moltissimo, non potrei farne a meno. Sono vita e respiro di fronte ai meccanismi insani di tutti gli specchi della contemporaneità.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Quantificare è difficile perché la lettura di un vero libro di poesia non finisce quasi mai. Ma ne acquisto molti e spesso.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Alcuni piccoli saggi di filosofia e le fiabe.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Un rapporto necessario. Un rapporto dettato spesso dall'urgenza di ritrovare un'orma di eleganza perduta.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Un rapporto quotidiano, istintivo, inevitabile se si vuole scrivere.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    V. Bodini, L. Sinisgalli, L. Calogero, V. Sereni, S. Penna, L. Erba, O. Elitis, T. Patrikios, K. Dimulà, P. Gimferrer, C. Barral. La loro poesia è leale, non mente, è aderente alla vita. Non ci sono inganni, pose, mediazioni intellettualistiche.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    In Italia: "La trama dei metalli", di Silvia Caratti, "Il dono dell'occhio", di Alfonso Guida, il recente "Mnemosyne" di Michele Montorfano, ma anche "Mattinale" di Stelvio Di Spigno.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Lo faccio spesso, consapevole dei limiti che pure hanno.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Un ruolo molto importante. Io non demonizzo la rete, anzi credo costituisca, se ben usata, una risorsa di divulgazione e promozione immediata molto efficace. Insieme ai social network, inizia e finisce nell'attimo breve di un'informazione sintetica, ma può creare occasioni rivoluzionarie.
  • 19. Hai un blog?
    No.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Sono redattrice della rivista cartacea "Le Voci della Luna". Ogni tanto collaboro per quelle on line de L'Estroverso e Moltiinpoesia.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Allo stato attuale, no. Dovrebbe cambiare il modo di vivere della gente: dovrebbe cioè accadere "l'inaffidabile". Solo così verrebbe amata e compresa la figura coraggiosa e spregiudicata del poeta.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Non le conosco direttamente, ma so vagamente che in altri Paesi esistono meno "caste" e gruppi chiusi, meno "comitive" e più disposizione all'accoglienza di chi si propone e merita di essere ascoltato. A volte ho la sensazione che in Italia funzioni ancora tutto come tra i corridoi dell'università: o fai parte di una corte accademica o resti isolato e non letto.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Potenziare l'insegnamento della poesia nelle scuole partendo dai primissimi anni di formazione, rivedere il concetto tradizionale di famiglia inteso come unico e privilegiato nucleo sociale. Tuttavia sono convinta che le politiche culturali inizino dal singolo: resistere in solitudine, leggere molto e lavorare sodo sulla costruzione di una grande opportunità... essere leali con se stessi.