Censimento dei poeti

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Giacomo Sandron

Giacomo Sandron è nato a Portogruaro (VE) il 18 settembre 1979, vive a Torino.
Quello che scrive si può trovare su:piccoli libri di carta come Triestitudine, del 2007, Cossa vustu che te diga (Associazione Culturale Culturaglobale, 2010), La malattia professionale (Sartoria Utopia, 2012). Su pesanti libri-oggetto di legno creati assieme all’architetto Mauro Gentile. In pagine web di alcuni blog letterari come AbsoluteVille, Nazione Indiana e Poetarum Silva. Nel 2012 si è aggiudicato il premio TeglioPoesia per la poesia in dialetto.

E-mail: [email protected]

Robe da far

vardar più lontan che te rivi

co’ i oci impinii de caìgo

e tempo mul inciodà in te ‘l ciaf

benedir e birigoe che scampa

basar i slacài

parar so àmoi drio ‘l cavalcavia

pescar panoce, darghe fogo ae formiche

copar pugèse

l’erba mata cavarla via

tignir da conto tuto quel che ga raìse

ingrumar scovasse

rincurar ociàe

a torseon almanco un per de ore al giorno

darghe un ocio ai putei

vardar i fioi, stropàr i busi co’ i dei

lâ via a gjats e no lassâsi come cjans

rivar a star in pie de sora ‘l giasso

sensa farse mal

darghe tera ai morti, a tuti i morti,

e a chi che resta almanco pan

tignir in a mente, sempre,

co’ i oci inciodai de caìgo

e tempo mul che sbrissia da e man

che poesia xe mastegar pantàn

Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    A Portogruaro fino al diploma, l'Università a Trieste.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Sì, attualmente vivo a Torino, da quasi un paio d'anni, diciamo per seguire e cercare nuovi stimoli.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    Sì, e come definizione preferisco la parola "dialetto". Chi lo usa correntemente dice che parla in dialetto e non in parlata, in lingua minore o, peggio ancora, in idioletto, quindi credo che "dialetto" sia la definizione migliore.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Ho una laurea in Filosofia, tesi in Storia delle Religioni.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Non direttamente.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Svolgo un lavoro che, sia all'interno che all'esterno dell'orario d'impiego, mi lascia diverso tempo da poter dedicare alla lettura e alla scrittura.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Inglese e portoghese bene. Comprendo abbastanza bene il francese scritto. Un po' di spagnolo.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Inglese e portoghese. Anche friulano e dialetti veneti, se vogliamo considerarli lingue. La maggior parte, comunque, in italiano.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Non saprei, è parecchio tempo che non frequento aule scolastiche. La mia impressione è che sia molto lacunosa soprattutto riguardo a un periodo molto ricco come il Novecento.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Certo.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Non è facile. Ho letto pochi libri di poesia dall'inizio alla fine. Ci sono autori che frequento più spesso, altri meno. Uso molto il web per leggere autori che magari per il momento non hanno trovato spazio sulla carta. In generale leggo poesia in maniera abbastanza frammentaria.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Sono sempre stato un lettore onnivoro, in particolare di narrativa. Romanzi, racconti, prose brevi. Qualcosa di storia ogni tanto. Diari di viaggio, biografie, fumetti, poca saggistica. Ultimamente ho comprato dopo diversi anni un libro di filosofia e pensavo di leggere anche quello.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    L'ho studiata al liceo e mi era piaciuta molto, in seguito però non l'ho mai approfondita. Mi sono ripromesso più volte di leggere il Satyricon di Petronio ma ancora non l'ho fatto.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    L'Ottocento in genere mi ha sempre annoiato. Con il Novecento il rapporto è nettamente migliore, anche se è un secolo così vasto che è difficile averne una visione completa.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Per me sono stati fondamentali Giacomini e Baldini perché grazie a loro ho scoperto la potenza del dialetto in poesia. Poi il primo Ungaretti, Ginsberg e Corso, più avanti Di Ruscio, gli esperimenti di Balestrini, le performance di Spatola, tutti autori che mi davano la sensazione di maneggiare le parole come fossero materiale incandescente.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Difficile sceglierne così pochi. Opto per tre autori dai percorsi diversi ma che trovo molto stimolanti: Simone Cattaneo, Marco Simonelli e Sergio Garau.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Sì, sono tra gli organizzatori del festival Notturni Di_Versi di Portogruaro (VE), che nel 2014 giunge alla sua decima edizione, inoltre da alcuni anni partecipo attivamente alla diffusione del fenomeno poetry slam.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Sono essenzialmente un grande bacino di lettura. Rimpiango qualche anno fa quando i blog godevano di maggior visibilità ed erano un valido strumento di divulgazione ma anche di discussione. Quasi tutti gli autori miei coetanei ho cominciato a leggerli su blog come Liberinversi, Absolute Poetry, Nazione Indiana, per fare solo tre nomi, che però ad oggi continuano ad esistere solo come archivi.
  • 19. Hai un blog?
    No.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Ultimamente ho collaborato con la rivista Atti Impuri traducendo alcune prose dal portoghese di Herberto Helder.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Credo che il ruolo di un poeta debba essere leggere, studiare, conoscere, viaggiare, scrivere. Qualsiasi altro ruolo esula dall'essere semplicemente un poeta e coinvolge caratteristiche di altro tipo.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Ho avuto modo di conoscere diversi poeti stranieri in questi anni. In paesi giovani, o senza una tradizione letteraria ingombrante come quella italiana, c'è sicuramente una maggior valorizzazione del ruolo del poeta. In paesi con una storia letteraria simile alla nostra i poeti, specialmente quelli delle nuove generazioni, soffrono una frustrazione simile alla nostra.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Per organizzare degli eventi di qualità ci vogliono dei fondi, i fondi sono sempre meno e vanno sempre alle stesse realtà che ripropongono sempre la stessa idea di cultura. Finché queste dinamiche non cambiano non c'è margine d'intervento.