Censimento dei poeti

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Alberto Trentin

Alberto Trentin nasce a Treviso il 12/10/79. Corona una carriera scolastica normale con una laurea in filosofia, (Ca’ Foscari, Venezia), grazie ad una tesi su Giordano Bruno, di cui si occupa anche per il dottorato, conseguito a Firenze. Sta completando un master in pedagogia clinica ed è iscritto a psicologia. Lavora come impiegato in una multinazionale americana e cogestisce un’osteria. A volte scrive. Ha pubblicato un volume di poesie (Samuele Editore), qualche articolo di critica letteraria e ha curato una raccolta di saggi sul localismo (Istresco). Abita a Carbonera (TV).

E-mail: [email protected]

SERBORE

Serbo in cuore un sogno d’alloro:

rincuorare le parole perdute,

modellarle e credere a loro

come se fossero cose vedute.

Tu già sai,

non è come dire cose sapute.


Nel mio medioevo ci sono libri eterni.

Uno è avvolto dal primo momento

nel telo del bagno. E’ un bestiario.

Sul titolo un graffio che pare un accento.

Così decliniamo un plurale immaginario.

Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Venezia, Firenze
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    No
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Filosofia, lettere, psicologia
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    no
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    no
  • 7. Quali lingue conosci?
    Italiano, INglese, tedesco
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Italiano, inglese, tedesco
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Fondamentale, poco praticato, praticato male
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Preferisco la critica.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    10
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Saggistica filosofica, psicologica, di critica letteraria, di storia, Narrativa (anche di genere)
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Buono
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Preferisco il Novecento
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Fino a dove arriva la "tradizione"?
    Zanzotto, per la ricerca linguistica, per la ricchezza tematica, per il rapporto con il territorio;
    Montale, per la musicalità, l'estro, l'imaginismo, le traiettorie, l'ironia;
    Ungaretti, per la spinta eversiva, per la storia
    Gozzano, per la (auto)ironia, la capacità dissacratoria;
    Caproni, per la nobiltà e la pulizia
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Non ho elementi di giudizio
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    L'ho fatto, lo farò
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Distraggono e affollano
  • 19. Hai un blog?
    sì, inutile
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    collaboravo
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    il poeta deve scrivere poesie, il politico si occupa (dovrebbe) di polis; entrambi possono contribuire alla res publica.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    A livello nozionistico forse sì (il mondo arabo, per esempio); per esperienza diretta no.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Stanno già intervenendo, da secoli. Forse bisognerebbe chiedere quale sia il fine degli interventi. Usualmente, chi fa politica non è un promotore culturale ma certo contribuisce a costruire la cultura del paese in cui vive e opera.