Censimento dei poeti

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Valerio Grutt

Valerio Grutt è nato a Napoli il 6 febbraio del 1983. Ha pubblicato la raccolta di poesie Una città chiamata le sei di mattina (Edizioni della Meridiana, 2009). Sue poesie sono presenti nell’antologia Subway. Poeti italiani underground (Ed. Il saggiatore, Milano 2006). Ha realizzato alcuni video tra i quali Paolina mia e Dante on the road. E’ stato direttore della rivista Popcorner e direttore artistico del festival Lyrics – Autori di Canzoni. Vive a Bologna dove collabora con il Centro di Poesia Contemporanea dell’Università, è presidente dell’associazione Heket e cofondatore del Centro Internazionale della Canzone d’Autore.


Sito web: www.valeriogrutt.org

a mio padre che sarà tra forbici e stelle

Quel giorno avevano chiuso agosto

con i limoni sugli occhi


non sapevo ancora niente

degli aperitivi e dei film di Burton


giocavo a pallone

con la maglia del portiere


al centro del grande zabaione

dove Napoli galleggia
 

nella sala d’attesa

tolsero l’acqua al pesce rosso


il dottor temporale disse di chiudere le porte rimaste socchiuse

ci caricarono il buio alla nuca e spararono


era un elefante con le gambe secche

e non ci volle molto a cadere


era l’ultima Via Santa Lucia

che se ne andava timida dal golfo


hanno visto alzarsi in volo uno stormo

dalla piazza fredda del letto di mia madre


hanno tolto l’uomo

hanno sradicato le sue mani dalle mie


quando tornerà sarà davanti agli occhi di Antonio

e tra le braccia di Maria come il figlio che non ha


quando tornerà non sarà buio il corridoio

si siederà a tavola e dirà: “perché avete aspettato tanto…


potevate cominciare”.



(da “Una città chiamata le sei di mattina”, Edizioni della Meridiana, 2009)


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Ho studiato a Napoli.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Sono nato a Napoli ma vivo a Bologna, città dove ho trovato lo spazio per portare avanti alcuni progetti. Ora, a distanza di anni, mi rendo conto che andare via mi ha dato la possibilità di mettere a fuoco la bellezza, le contraddizioni e l'instancabile vitalità della mia città.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    Non ho mai scritto poesie in dialetto, solo qualche canzone e qualche dialogo per sceneggiature di cortometraggi.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    I miei studi hanno poco a che fare con quello di cui mi occupo ora. Mi considero un autodidatta.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    No.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Sì, mi occupo di poesia e del rapporto tra la poesia e altre forme di arte e di comunicazione.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Conosco la lingua del viaggio, quella che mescola allegramente inglese, spagnolo e francese. Quella fatta soprattutto di gesti, di sguardi e intuizioni.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Quando mi è possibile, cerco di leggere quasi tutto prima in lingua originale, poi mi aiuto con la traduzione (quando c'è).
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Nella maggior parte dei casi, è sbagliato l'approccio. Si cerca di far capire la poesia attraverso una sterile analisi dei versi. La poesia non si capisce, si ascolta come la musica, si comprende (cioè si porta con sé) in un viaggio che pian piano forse porterà anche a capirla.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Mi capita di leggerne molti. Certo, mi piace quando incontro qualcosa di forte e vero.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Non saprei quantificarlo.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Mi interessano soprattutto manuali o saggi di alchimia e spiritualità. Scritture sacre e classici della letteratura.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Siamo in buoni rapporti.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Anche con quelli ci stiamo abbastanza simpatici.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Quando ho cominciato a scrivere, a parte Ungaretti, Montale e alcuni americani, non conoscevo molto. Potrei affermare di essermi ispirato di più ai cantautori che ai poeti. Un pomeriggio ho trovato per caso "Yellow" di Antonio Porta e "Didascalie per la lettura di un giornale" di Valerio Magrelli, sono stati i primi contemporanei che ho letto. In seguito ho letto e apprezzato tanti.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    "Il fianco dove appoggiare un figlio" di Francesca Serragnoli, "Il rubino del martedì" sempre di Francesca Serragnoli e poi non saprei. Ritengo siano molti i poeti interessanti nati negli anni '70 e '80 ma con difficoltà riesco ad individuare un'opera davvero fondamentale. Ma sono fiducioso per il futuro.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Un ruolo importante (soprattutto per la comunicazione delle iniziative e per lo scambio tra poeti e con altre realtà artistiche) e credo sia ancora da scoprire il reale potenziale della rete nella diffusione della poesia.
  • 19. Hai un blog?
    No, ho un sito.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Mi è capitato ma non ci collaboro assiduamente.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Sì, se per poeta intendiamo una persona che riesce ad analizzare la realtà con un pensiero verticale. Uno che, grazie alla sua ricerca e alla sua saggezza, può offrire alla società una visione differente e onesta dei fatti.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Da qualche racconto di amici poeti sudamericani, ho capito che in Brasile e in Venezuela c'è molto rispetto per la figura del poeta.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Penso che l'unico modo per cambiare le cose, sia quello di cambiare se stessi. Dando il giusto valore alle cose, aprendo il cuore alla bellezza. Lavorando per la cultura con amore e coraggio, creando occasioni vive di incontro e confronto. Se lo facciamo tutti, con sincerità e intelligenza, qualcosa può cambiare.