Censimento dei poeti

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Valentina De Lisi

Valentina De Lisi è nata nel 1983 a Palermo, dove attualmente vive. Ha frequentato il biennio in scrittura e storytelling della Scuola Holden di Torino. Ha lavorato come redattrice, copy e addetto stampa freelance, tenuto laboratori di scrittura narrativa e coordinato gruppi di lettura presso le biblioteche civiche di Torino. Ha partecipato a diversi poetry slam nazionali, a numerose rassegne e letture pubbliche. I suoi testi sono apparsi su SpecchioAbsolutepoetryNazione Indiana, GQ, Metromorfosi, La voce di Romagna, Glamour. Collabora alla rivista letteraria Atti Impuri.


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Riflessologia emotiva

Quando col pollice mi premi

la pianta del piede al centro
sussulto e mi spieghi
che è il rene
la vescica è in basso, laterale
anche quella fa male
sotto il mignolo, cuore e arterie
che alla prima pressione
paiono funzionare

E se disegnassi una mappa plantare
assegnando a ogni punto sensibile
una paura ascrivibile?

Sotto l'alluce c'è dormire al buio
sul tallone i figli mai nati
al centro cadere dalle scale
lungo il profilo non lavorare
sul callo morire


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Ho studiato a Palermo e a Torino.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Per il momento, vivo nella città in cui sono nata.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    No.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Ho studiato musica classica al conservatorio, antropologia (un indirizzo di lettere moderne) all’università e scrittura e storytelling alla scuola Holden.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Talvolta. Ho fatto la redattrice, insegnato musica, lavorato in biblioteca e tenuto laboratori di scrittura, tutte esperienze coerenti ai miei studi. Ma mi è capitato anche di fare l'addetto stampa, l'operatore data entry, l'animatrice per bambini ai matrimoni, il moderatore ai convegni di agenti immobiliari e altre stranezze.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    No. Almeno, non in senso stretto.
  • 7. Quali lingue conosci?
    L'italiano e l'inglese.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Cerco sempre, fin da quando ero adolescente, di dare uno sguardo al testo a fronte. Le lingue in cui leggo con più facilità sono l’inglese, il francese, lo spagnolo, il portoghese.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Penso che bisognerebbe mettere da parte l’idea di studio e fare posto alla pratica della lettura: il senso, il fine, dovrebbe essere leggere gli autori, non analizzarli, parafrasarli, riassumerli. Penso anche che la domanda “Cosa vuole dirci l’autore?” sia stupida.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Direi che mi piace leggere libri di poesia a prescindere dalle mie esigenze di informazione.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Non saprei. Non sono brava a quantificare, in generale.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Narrativa contemporanea, italiana e straniera.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    È l’unico ricordo bello del liceo classico. A scuola ho adorato i lirici greci, ho amato Catullo, Orazio.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Sono i libri che mi hanno fatto venire voglia di provare a scrivere in prosa. Dai dieci ai vent’anni, ho letto solo autori morti.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Gozzano, Rebora, Luzi, Sereni, Zanzotto, Sanguineti, Villa, ce ne sono tanti, ma i motivi sono gli stessi: lo sguardo insolito, la musica, la precisione linguistica, la capacità di dire moltissimo in due versi, la mancanza di pudore. Parlando di formazione, comunque, ci sono autori contemporanei che ritengo altrettanto indispensabili: Cavalli, D’Elia, Magrelli, Ferrari, per dirne alcuni.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    L’ospite di Elisa Biagini, Kamikaze (e altre persone) di Gian Maria Annovi, L’indomestico di Andrea Inglese.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Qualche volta.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Leggo le riviste letterarie online. I social network mi interessano sempre meno, ma devo dire che, a volte, sono uno strumento utile di contatto.
  • 19. Hai un blog?
    No.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Sporadicamente.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    No.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Non direttamente.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Svecchiamento, trasparenza, condivisione, merito, qualità, rivalutazione del concetto di cultura sono alcuni dei modi. Ma rimango pessimista.