Censimento dei poeti

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Carlo Carabba

Carlo Carabba è nato a Roma il 24 novembre del 1980. Laureato in Storia della filosofia moderna, ha pubblicato la monografia La prima traduzione francese del Novum Organum (Olschki 2012).Ha collaborato con varie testate giornalistiche tra cui Il Riformista e Il Venerdì di Repubblica. Dal 2009 è coordinatore di redazione di Nuovi Argomenti e attualmente lavora come editor per la narrativa italiana Mondadori. Sue le raccolte di poesie Gli anni della pioggia (peQuod 2008, Premio Mondello per l'opera prima) e Canti dell'abbandono (Mondadori 2011, Premio Carducci, Premio Palmi).


Sito web: www.nuoviargomenti.net

CORRISPONDENZE

Tace di primavera

il cielo equinoziale

il polline è nei fiori e il sonno passa,

ritorna lo scirocco

e gli abiti leggeri.

Il ciclo resta uguale

da quando il mondo è mondo

con qualche differenza di anno in anno

piogge più o meno tarde

o siccità maggiore.

Non so calibrare i miei moti

su quelli regolari della terra

e il ritmo stagionale non si accorda

al flusso diseguale dei miei umori.

Un giorno segue l'altro

via via più caldi e lunghi e io

faccio quel che ho da fare -

in attesa che il sole

un libro o un giorno muti

in luminosa estate

l'inverno di scontento

che in giugno ancora dura.


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Roma (con due esperienze di studio a Parigi, Erasmus e borsa di tesi di laurea).
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    No, vivo a Roma, ma per ragioni lavorative quasi tutte le settimane trascorro metà della settimana (lavorativa, appunto) a Milano.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    No.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Filosofia, storia della filosofia per la precisione.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Difficile a dirsi, sicuramente gli studi filosofici per me sono stati un'ottima formazione, di cui sono molto contento.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Lavoro per una casa editrice, ma mi occupo di narrativa.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Inglese e francese bene. Capisco, come quasi tutti, lo spagnolo. Con estrema difficoltà capisco qualcosa di tedesco.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Inglese e francese e latino anche senza testo a fronte. Spagnolo, tedesco e greco antico con il testo a fronte.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    Ricordo un'intervista di Totti, alle Iene, da cui veniva fuori che di tutti i suoi anni a scuola l'unica cosa che ricordava era "A Zacinto", di Foscolo. E sicuramente migliaia (milioni) di italiani sanno a memoria versi di Pascoli, Leopardi, Dante, Carducci, D'Annunzio, penso anche Ungaretti e Montale. Cosa dedurre da tutto questo? Non so, ma non mi pare una cosa brutta.
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Sì.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Una quarantina, circa.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Per lavoro leggo tanta narrativa. Leggo raramente saggistica, di solito solo se fortemente autoriale e letteraria (es. Todorov, Barthes, Auerbach). Mi piacciono anche i fumetti, graphic novels ma anche seriali.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    Splendido. Per me è una parte fondamentale dei miei gusti e della mia formazione.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Splendido anche con loro. Amo molto leggere i classici e visto che per lavoro leggo solo novità (anzi anteprima di novità) per piacere tendo a orientarmi su classici (anche recenti).
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Mi pare che i 400 caratteri a disposizione non permettano di spiegare in dettaglio i motivi. Diciamo che mi riconosco in una linea dell'intellegibilità riflessiva (e spesso ironicamente sentimentale), Gozzano, Caproni, Giudici, tra gli italiani. Tra gli stranieri più di tutti Robert Frost. Ma non posso dimenticare l'effetto che mi fece leggere per la prima volta, a 18 anni La terra desolata.
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    Preferisco non rispondere a questa domanda. Temo di essere troppo influenzato da legami e simpatie personali per dare un giudizio sereno e equilibrato. Ci sono vari libri che mi sono piaciuti molto, indubbiamente.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    No, ma se mi invitano vado...
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    I social network essuno. Dopo un'insensata polemica su facebook in cui tutti gli intervenenti, me compreso, hanno dato il peggio di loro, ho promesso a me stesso di non utilizzare più la rete come strumento e luogo di dibattito letterario. Lo scorso anno, finalmente, Nuovi Argomenti, la rivista in cui sono cresciuto, ha costruito il suo sito, che ha uno spazio importante dedicato alla poesia.
  • 19. Hai un blog?
    No.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Sì, lavoro e ho lavorato a lungo per Nuovi Argomenti, cartaceo e online, anche se adesso mi sto gradualmente disimpegnando. Sul sito della rivista della poesia si occupa Maria Borio, che sta facendo uno splendido lavoro.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    È un problema decisamente troppo complesso per 400 battute, per cui per avere un ruolo si deve essere riconosciuti (o riconoscibili) da un vasto numero di persone. È la domanda si trasformerebbe: è possibile che un poeta sia letto o amato da un vasto numero di persone? Credo di sì, così come accade per certi bravi narratori apprezzati, come si dice, da pubblico e critica.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Temo di non conoscerle abbastanza bene. L'impressione è che certi Paesi abbiano un sistema di riconoscimenti (premi, borse di studio), spazi mediatici (recensioni, ecc.) e via dicendo che riesce a garantire alla poesia una maggiore visibilità. Ma mi pare anche che la maggiore popolarità della narrativa sia un fenomeno mondiale.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Domanda troppo complessa per 400 battute. La politica culturale partecipa del problema legato alla situazione italiana, critica per quanto riguarda politiche economiche e politiche del lavoro. Una riforma dovrebbe riguardare l'accesso all'insegnamento universitario. E non è detto che maggiori interventi statali o maggiori finanziamenti statali aiutino se non c'è un riorientamento profondo.