Censimento dei poeti

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Franca Mancinelli

Franca Mancinelli è nata nel 1981 a Fano dove vive. Ha pubblicato un libro di poesie, Mala kruna (Manni, 2007; premio opera prima “L’Aquila” e “Giuseppe Giusti”). È inclusa in diverse antologie, tra cui Il miele del silenzio. Antologia della giovane poesia italiana, a cura di Giancarlo Pontiggia (interlinea, 2009), La generazione entrante. Poeti nati negli anni Ottanta (Ladolfi editore, 2011) e Nuovi poeti italiani 6, a cura di Giovanna Rosadini (Einaudi, 2012). Collabora con riviste e periodici letterari tra cui «Poesia». Il suo secondo libro di versi è in uscita presso Nino Aragno editore.


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cucchiaio nel sonno, il corpo

raccoglie la notte. Si alzano sciami

sepolti nel petto, stendono

ali. Quanti animali migrano in noi

passandoci il cuore, sostando

nella piega dell’anca, tra i rami

delle costole, quanti

vorrebbero non essere noi,

non restare impigliati tra i nostri

contorni di umani.       


Questionario

  • 1. In quale città hai studiato?
    Urbino e Bologna.
  • 2. Vivi in una città diversa da quella in cui sei nato? Per quale motivo?
    Attualmente no. Fano, dove sono nata, è l’ultimo luogo in cui avrei immaginato di vivere fino a una decina di anni fa. Ora ci sono, da alcuni anni, più che per scelta, per abbandono a una corrente che mi ha riportata, che non mi allontana.
  • 3. Scrivi o hai mai scritto nella parlata, nel dialetto o nella lingua minore (scegli la definizione che preferisci) del luogo in cui sei nato e/o è avvenuta la tua formazione?
    Non l’ho mai fatto e non credo che lo farò. In realtà il dialetto non so parlarlo, non appartiene neanche alla memoria della mia infanzia. Eppure lo sento nella mia lingua, come una traccia antica, quasi sbiadita.
  • 4. Quali studi hai intrapreso? Cosa hai studiato?
    Lettere moderne.
  • 5. La tua laurea o il tuo titolo di studio hanno a che fare con il lavoro che svolgi?
    Sì, in parte. Insegno italiano e storia negli istituti superiori, spesso nei professionali. (Sono precaria: annualmente migro di scuola in scuola a seconda di imprevedibili varianti). In molte situazioni in cui mi sono trovata insegnare è stato imparare negli anni, quotidianamente, a cancellare, cancellare, come nelle pagine annerite di Emilio Isgrò.
  • 6. Svolgi un lavoro che ha, in qualche misura, a che fare con la tua attività di poeta?
    Credo che qualsiasi lavoro abbia ha che fare con la poesia, nella misura in cui ci permette un’esperienza della realtà e allo stesso tempo ci consente di sostare in quello spazio-tempo di solitudine e di silenzio da cui possono nascere le parole. Purtroppo sono più i giorni in cui mi sento come imbavagliata e ammutolita dal mio lavoro piuttosto che nutrita.
  • 7. Quali lingue conosci?
    Inglese e spagnolo.
  • 8. A quali lingue accedi in originale per leggere le poesie?
    Inglese e spagnolo, un po’ zoppicando, aiutandomi con il testo italiano a fronte o con un dizionario.
  • 9. Che cosa pensi dell’insegnamento della poesia nella scuola?
    E’ un piccolo miracolo che può accadere ogni giorno. “L’aprirsi, lungo il muro, di una porta” (Saba, “Poesia”).
  • 10. Al di là dell’interesse legato alle tue esigenze di informazione, ti piace leggere libri di poesia?
    Sì, certo. Con periodi di maggiore intensità e altri di astinenza.
  • 11. Puoi quantificare il numero annuale?
    Difficile… Comunque credo che per la poesia valgano poco i numeri. Ci sono libri che ti chiamano a una rilettura continua (e sono gli unici che valga la pena leggere). Per gli altri (per la maggior parte in realtà) basta una scorsa veloce per sentire se c’è stato un lavoro sulla lingua, e potrai tenerli ancora con te, nel silenzio della stanza, appoggiarli sul petto come un terzo polmone.
  • 12. Quale genere di altri libri ami leggere?
    Narrativa italiana e straniera, saggistica.
  • 13. Qual è il tuo rapporto con la letteratura classica antica (greca e latina)?
    L’ho incontrata nell’adolescenza e quindi fa parte di me. Sono pagine sottolineate a matita, con una pressione che quasi incide la carta. Ritrovare questi segni nei grandi classici mi ricorda un compito rinviato. E’ come se in quegli anni avessi delimitato territori in cui poi, in effetti, non sono ancora riuscita a tornare. Là sotto ci sono gli ossi migliori e non so se potrò ritrovarli.
  • 14. E con i classici dell’Otto e Novecento?
    Lo stesso, fanno anche loro parte di quegli anni di ascolto, di scavo nel cuore del mondo, di incontri fondamentali. Pomeriggi trascorsi in qualche angolo appartato della casa o in giardino, per riemergere al richiamo della cena, dai vicoli bui di Dostoevskij , dalla stanza di Proust, dall’oceano di Melville.
  • 15. Quali sono i poeti della tradizione novecentesca che ritieni essenziali per la tua formazione poetica? Per quali motivi?
    Pavese, Rilke, Pessoa, Eliot. Sono stata innamorata di loro, semplicemente. Non c’è cosa che ci trasformi di più di un amore. Per ognuno di loro vorrei sempre un altro giorno di pioggia, un intero giorno senza orologi, di finestre e di ascolto. Negli ultimi anni due incontri folgoranti: Ritsos di "Quarta dimensione" e Bobin di "Autoritratto al radiatore".
  • 16. E quali sono le tre opere poetiche pubblicate a partire dal 2000, e scritte da poeti nati dagli anni ’70 in poi, che per te sono particolarmente importanti?
    “I ferri del mestiere” di Andrea Ponso, “Horse category” di Sebastiano Gatto, “Con fatica dire fame” di Giovanni Turra, di prossima uscita. Tra gli inediti: “Acquabuia” di Francesca Matteoni, “La ricerca dell’esperienza” di Tommaso Di Dio, “Corpi e città” di Isacco Turina. Tra gli esordi, in lavorazione, il libro di Nicola D’Altri.
  • 17. Ti occupi di promuovere la letteratura e la poesia attraverso iniziative pubbliche?
    Ogni tanto.
  • 18. Quale ruolo hanno la rete e i social network nel tuo occuparti di poesia?
    Ho una breve resistenza alla rete. Scorro velocemente quello che porta. Quando qualcosa mi chiama continuo a cercarlo nella sua esistenza di carta. Per i social network provo un istintivo pudore. Ci resto ad occhi socchiusi, con un certo disagio e forse anche un po’ di paura, come mi puntassero continuamente un faro sulla faccia: “a cosa stai pensando?”.
  • 19. Hai un blog?
    No.
  • 20. Collabori per riviste on line e/o cartacea?
    Sì.
  • 21. C’è, nella tua opinione, spazio per un ruolo pubblico del poeta nella società di oggi?
    Un pomeriggio, mentre camminavo per le vie di Bologna, mi sono fermata un tratto ad appuntare qualcosa sul mio taccuino e un passante mi ha chiesto: “ci fai la multa?”. Ero accanto ad una fila di auto parcheggiate. In quel momento ho sentito le mie parole illuminarsi, per questo potere che mai avrebbero sognato. Sui parabrezza sarebbero state considerate nella loro portata determinante.
  • 22. Conosci realtà diverse dalla nostra, per quanto riguarda il ruolo pubblico dei poeti, fuori d’Italia?
    Al momento no.
  • 23. Pensi che si potrebbe intervenire sulla politica culturale attuale e, se sì, in quale modo?
    Semplicemente mantenendoci vivi, mantenendo viva dentro di noi la lingua. Resistendo all’anestesia che ci stanno facendo scorrere lentamente, nel corpo, nella mente. L’attrazione del silenzio è molto forte. Più che parole verrebbero versi gutturali, stridii di animali che intuiscono. E invece sembra vogliano ammansire anche la poesia: comprenderla, ricondurla alla “comunicazione”.